La Fifa “bacchetta” il Brasile per le preghiere in campo, ma Legrottaglie non ci sta

“I belong to Jesus” è la scritta che campeggia sulla “maglia della salute” di Kakà e di molti altri giocatori, ferventi religiosi che ringraziano Gesù dopo ogni gol e alla fine delle partite; dopo la fine di Brasile-Usa, ultimo atto della scorsa Confederations Cup, i giocatori verdeoro si sono riuniti in preghiera sul rettangolo verde,


I belong to Jesus” è la scritta che campeggia sulla “maglia della salute” di Kakà e di molti altri giocatori, ferventi religiosi che ringraziano Gesù dopo ogni gol e alla fine delle partite; dopo la fine di Brasile-Usa, ultimo atto della scorsa Confederations Cup, i giocatori verdeoro si sono riuniti in preghiera sul rettangolo verde, gesto che ha suscitato qualche polemica. In particolare la Federcalcio danese ha segnalato l’episodio alla Fifa, chiedendo di adottare delle misure che arginino il fenomeno perché “la tolleranza della Fifa non apra il precedente per manifestazioni sempre più estremiste“.

Così il massimo organismo calcistico ha inviato un avvertimento alla CBF (la federazione brasiliana), chiedendo moderazione nelle esternazioni religiose, sebbene quelle dei brasiliani a livello legislativo non possano essere punibili perché avvenute dopo il fischio finale. E d’altra parte lo stesso avrebbe potuto dirsi della Nazionale egiziana che dopo i gol si rivolgevano verso la Mecca in segno di ringraziamento a Maometto. Insomma, la questione riportata dal quotidiana brasiliano Estado de S. Paulo, ha fatto discutere, tanto che anche Nicola Legrottaglie, convinto evangelista che indossa il numero 33 (gli anni di Cristo) e indossa l’italianizzata maglia “Appartengo a Gesù“, è intervenuto sulla questione.

Sono d’accordo con chi prega e non lo considero un gesto esagerato. Se pregare Dio è un gesto esagerato, mi chiedo allora quali siano i gesti condivisibili. La Fifa dovrebbe condannare gesti più esagerati o cattivi. Se questo è un gesto sbagliato, allora c’è da riflettere molto. Io penso che ognuno possa ringraziare Dio come crede. Anche gli egiziani hanno fatto la stessa cosa: come mai i giocatori dell’Egitto non sono stati ammoniti? È proprio questo che mi fa riflettere. Tutto forse alla fine è da ricondurre a un pensiero umano, mi sembra esagerato prendere provvedimenti, perché magari non si è d’accordo. Se si criticano i gesti da parte di persone che ringraziano Dio, evidentemente non ci si vuole avvicinare ai valori positivi. Se quello che si fa è nelle regole, nel rispetto e nella civiltà non ci sono problemi” le parole dello juventino. Questione stramba.

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