Platini contro le spese faraoniche di alcuni club promette il fair play fiscale

La campagna acquisti maestosa di Florentino Perez se da una parte ha fatto andare in brodo di giuggiole i sostenitori dal Real Madrid dall’altra ha scatenato un malcontento generalizzato. Le critiche sono piovute un po’ da tutte le parti, dai rivali del Barcellona come da Sir Alex Ferguson, in ultimo dal quotidiano cattolico L’Osservatore Romano.


La campagna acquisti maestosa di Florentino Perez se da una parte ha fatto andare in brodo di giuggiole i sostenitori dal Real Madrid dall’altra ha scatenato un malcontento generalizzato. Le critiche sono piovute un po’ da tutte le parti, dai rivali del Barcellona come da Sir Alex Ferguson, in ultimo dal quotidiano cattolico L’Osservatore Romano.

Al coro si aggiunge ora anche la voce autorevole del presidente della Uefa Michel Platini che in un’intervista rilasciata al settimanale L’Espresso ha manifestato le sue perplessità sul sistema calcio attuale e ha illustrato i progetti futuri per far sì che le cose cambino. Il francese ci tiene a precisare che comunque non ce l’ha con un club in particolare quanto piuttosto con l’abitudine diffusa delle società europee di spendere più di quello che le loro possibilità e il buon senso suggerirebbero. Fenomeno questo che non solo produce danni economici importanti ma che allo stesso tempo tiene lontani dal mondo del pallone i nuovi investitori:

“Se è poi vero che esistono investitori senza vincoli di bilancio, disposti a sperperare, è anche vero che molti imprenditori preferiscono non entrare nel calcio perché lo ritengono poco credibile. Un’industria che produce passivi non attira nuovi capitali. È necessario pertanto che vi siano delle regole, secondo cui ognuno dovrà farcela con le proprie gambe, senza aiuti esterni che favoriscono speculazioni di breve periodo. Urge puntare a un fair play finanziario con abbassamento dei costi (salari e trasferimenti in primo luogo) e aumento dei ricavi (merchandising, marketing e gestione impianti di proprietà).”


Platini al parlamento europeo ha suggerito l’inserimento del salary cap e del budget cap, due ottime soluzioni, ma secondo alcuni non sufficienti finché nei diversi paesi dell’unione ci saranno normative fiscali molto diverse. Purtroppo in questo caso c’è ben poco che la Uefa possa fare poiché si entra nelle competenze specifiche dei singoli paesi. A chi poi gli fa notare che una riduzione dei costi potrebbe portare ad una sorta di fuga dei campioni dai tornei europei verso lidi più ricchi, Platini risponde negando categoricamente questa eventualità:

“Credo al contrario che il fair play finanziario eviterà una concentrazione di campioni in poche squadre e quindi lo spettacolo aumenterà. I campionati in Europa e la Champions League rimarranno le competizioni per club più importanti del mondo. Kakà e Ronaldo continueranno a giocare in questo continente, ma forse costeranno un po’ meno.”

Nei piani del presidente Uefa queste innovazioni dovranno entrare in vigore entro il 2012, Platini è convinto che riuscirà a cambiare le regole nel mondo del calcio, forte del sostegno di molte società. Non è spaventato dalla minaccia, che torna regolarmente alla ribalta, di una lega europea con tutte le società più potenti, secondo lui non ce n’è bisogno perché esiste già ed è la Champions League. Se Platini riuscirà in questo suo progetto avrà davvero compiuto un ottimo lavoro, anche perché sarà molto dura convincere i vari paperoni a spendere di meno, nel calcio un bilancio in regola sembra non essere tanto alla moda.

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