Di Canio si becca una denuncia per minacce e resistenza a pubblico ufficiale

L’ex giocatore della Lazio ed idolo della curva biancoceleste, Paolo Di Canio, già criticato in passato per le sue mai celate simpatie di estrema destra, si è reso ieri protagonista di uno spiacevole episodio a Porto Santo Stefano. Il giocatore infatti, a bordo della sua Mercedes, avrebbe tentato di imabarcarsi sul traghetto diretto all’Isola del


L’ex giocatore della Lazio ed idolo della curva biancoceleste, Paolo Di Canio, già criticato in passato per le sue mai celate simpatie di estrema destra, si è reso ieri protagonista di uno spiacevole episodio a Porto Santo Stefano. Il giocatore infatti, a bordo della sua Mercedes, avrebbe tentato di imabarcarsi sul traghetto diretto all’Isola del Giglio, aggirando i normali controlli di una pattuglia della Guardia di Finanza, che a causa delle sue intemperanze lo ha denunciato per resistenza e minacce a pubblico ufficiale.

Secondo quanto riferito dagli agenti, Di Canio avrebbe reagito in malo modo alla richiesta dei finanzieri di mostrare documenti personali, libretto di circolazione e di firmare un verbale di accertamento, offendendo gli agenti e minacciandoli di farli trasferire chiamando a Roma persone “che contano”. I militari, per nulla intimoriti dalle minacce dell’ex calciatore, lo hanno portato in caserma, trattenendolo per circa un’ora. La versione dell’accaduto riferita alla stampa dall’ex sportivo risulta però completamente diversa ed è la seguente:

E’ stato un momento di accaloramento, mi assumo le mie resposabilità e dirò le mie ragioni, come faranno giustamente i finanzieri: ma non ho offeso nessuno e non ho pronunciato le frasi che giornali e siti mi hanno attribuito. Questo è l’aspetto che mi indigna e al quale tengo di più. Per scrivere due righe su un prestampato hanno impiegato molti minuti rischiando di farmi perdere il traghetto e a quel punto mi sono lamentato. Mi sono sentito rispondere ‘Possiamo trattenerla quanto vogliamo’ e allora ho reagito dicendo ‘state facendo i fenomeni, questo è un abuso’. Ma non ho mai detto frasi del tipo ‘Non sapete chi sono io, conosco chi conta’. Non è un atteggiamento nel dna, nel mio modo di fare e nella mia educazione. Ho alzato le braccia ho fatto resistenza passiva. Mi hanno strappato calzoncini e maglietta e ho detto ‘fate questo abuso fino in fondo, portatemi via di forza e in manette’. Ho avuto la solidarietà della gente e poi mi sono deciso a seguire i finanzieri guardando i bambini che aspettavano di partire con le famiglie col traghetto già in ritardo. Ci metto la faccia sul mio comportamento, ma non voglio rispondere di quello che non ho detto o fatto.

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