Dopo due anni di egemonia di Cesare Prandelli, la Panchina d’Oro, premio assegnato al miglior allenatore della stagione calcistica passata, è andato al “disoccupato” Roberto Mancini. L’ex tecnico neroazzurro ha ricevuto l’onorificenza grazie ai voti dei suoi colleghi che hanno premiato il suo lavoro, che ha portato l’Inter a vincere il secondo scudetto consecutivo sul campo, il terzo nel curriculum del tecnico di Jesi.

Queste le parole di Mancini alla consegna della targa:

“Ringrazio gli allenatori per questo premio importante, i giocatori dell’Inter e la società. Questo premio coincide con il 50° anniversario di Coverciano ed è bello a 30 anni di distanza dal mio primo ingresso qui a Coverciano nel 1979 con l’Under 14 festeggiare con questo premio”.

Meritato, non c’è che dire. Anche perché scippatogli la stagione precedente dove, pur senza nulla togliere all’eccellente Prandelli, ha pagato la fama di antipatico o forse l’astio generato dallo strapotere della sua Inter. Non è stato eletto il migliore dai suoi colleghi quando aveva ucciso il campionato già a novembre, lo ha vinto 12 mesi più tardi, con l’Inter ancora campione ma all’ultima giornata con il fiatone. Gusto così, il cerchio si è chiuso.

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