Alla vigilia di Juventus – Catania, com’era ampiamente prevedibile, l’argomento principe della conferenza stampa di Antonio Conte è stato il suo duro sfogo dopo la partita pareggiata con il Parma. Alle sue parole di mercoledì sera hanno fatto seguito quelle di tanti altri addetti ai lavori, dai alcuni suoi colleghi allenatori, fino ad arrivare a dirigenti e agli immancabili giornalisti. L’incontro con la stampa si apre con una battuta scherzosa di un giornalista che spiega come si sarebbe aspettato di trovare Angelo Alessio, il vice di Conte, davanti ai microfoni dopo la sfuriata del Tardini, l’allenatore promette che prima o poi accadrà, ma sarà dopo una vittoria.

Subito dopo però si passa a parlare di argomenti leggermente più scottanti. E proprio l’allenatore della Juve a ritornare per primo sulle parole di due giorni fa, conferma parola per parola quanto espresso ma approfitta dell’occasione per porgere le sue scuse a Sebastian Giovinco, tirato in causa forse un po’ imprudentemente in riferimento al rigore richiesto dal piccolo fantasista:

“Penso che quello che ho detto non deve trarre in inganno sulla mia serenità. Ho espresso una mia opinione al Tardini, l’ho fatto senza essere arrabbiato e senza contestare gli episodi, ho parlato solamente di un tipo di aria che si respirava, in maniera molto serena e tranquilla. Detto questo, mi scuso perché ho parlato di un giocatore che non è nella mia rosa, di Giovinco, gli porgo le mie scuse perché sono caduto in errore e mi dispiace molto. Forse perché lo conosco mi sono permesso di dire qualcosa in più, ma non dovevo permettermi”.

La Formica Atomica sicuramente apprezzerà, meno contenti saranno invece tutti coloro che in questi giorni hanno criticato le esternazioni dell’allenatore bianconero. Conte non accetta lezioni da nessuno, non ci sta ad essere etichettato come “aizzatore” e ribadisce quello che è il pensiero suo e della società, vale a dire nessuna richiesta d’aiuto, soltanto una maggiore serenità con conseguente equità di giudizio fra tutte le squadre:

“Dichiarazioni che mi hanno dato fastidio? Penso che a livello di eleganza e di stile non mi aspetto nessuna indicazione da nessun tecnico. Ognuno ha un proprio modo di fare e di essere. Donadoni mi ha definito poco elegante? Cercherò di andare a lezione di bon ton. Ranieri? Dicendo ‘Mi auguro che chi ha alzato la voce non condizioni i designatori’ protrae le discussioni. Una dichiarazione che mi lascia perplesso, perché allora c’è insito in tutti il pensiero che possa esserci condizionamento. Io ho sempre parlato di parità di trattamento, non vogliamo nulla a favore. Se c’è un rigore al 90′ per il Catania, è giusto che venga dato, così come è giusto che venga dato alla Juventus. Massima stima per Ranieri, Lo Monaco che stimo molto come dirigente, ma non può pensare che voglia aizzare le folle. Non ho mai aizzato nessuno, meno che mai il tifoso juventino che ha sempre partecipato con sportività ed entusiasmo, accettando sempre il verdetto del campo. Questi tifosi hanno subito forse troppo in questo ultimo periodo. E tolgo il forse. Se devo aizzare il tifoso, lo faccio solo in un modo, dicendogli di comprare il biglietto”.


Dalla platea qualcuno gli ricorda una frase dell’avvocato Agnelli che diceva che le lamentele sono da provinciali. Ma Conte ci tiene a precisare che le sue parole non sono una lamentela quanto piuttosto una denuncia, arrivata dopo tanti silenzi forzati in altre occasioni. Per provare a distendere il clima comunque il tecnico elogia il designatore Braschi per aver riconosciuto almeno un errore di Mazzoleni a Parma:

“Voi la vedete come una lamentela, io invece denuncio un’aria poco tranquilla e poco rassicurante, il mio è un proclama. E dico questo dopo che 7-8 volte mi hanno pestato il piede e ho dato lezioni di bon-ton. Non ultimo lo scontro diretto Inter-Juve, con Marchisio estirpato. Ve lo ricordate? Si dimentica troppo presto. Mi è piaciuto molto sentire Braschi che in settimana ha detto che il rigore c’era, anche questo serve a stemperare”.

Nella conferenza stampa c’è però ovviamente anche spazio per il calcio giocato, partendo dalla sterilità in fase realizzativa degli attaccanti bianconeri che non sono capaci di concretizzare l’enorme mole di gioco creato dalla squadra. Conte, almeno a parole, non si dice preoccupato, si tratta soltanto di un periodo non troppo positivo che sarà superato con la solita ricetta e cioè il lavoro quotidiano:

“Siamo la squadra che tira di più, e insieme a Milan e Roma facciamo più possesso palla nella metà campo avversaria, a livello di incisività e pericolosità siamo la prima squadra in Italia: sono dati che ci dicono che la squadra funziona, certo stiamo faticando a centrare la porta ma sono momenti. Pensate a Milito, il suo periodo no e ora è tornato il cannoniere stratosferico che conoscevamo. Basta davvero poco per sbloccarci e finalizzare di più, nutro la massima fiducia nei confronti dei miei calciatori che stanno facendo cose straordinarie. Fermo restando che possiamo e dobbiamo migliorare, me per primo”.

Detto questo l’allenatore della Juventus non si dice sorpreso delle difficoltà che sta incontrando sul percorso, la squadra in questa metà di stagione ha fatto progressi enormi e molti giocatori stanno iniziando ora a prendere confidenza con la vittoria e la necessità di raggiungerla a tutti i costi. Un aspetto sicuramente non banale e Conte si aspetta che questo tipo di difficoltà diventeranno sempre più forti con l’avvicinarsi al traguardo:

“Stiamo riuscendo a giocare con lo stesso atteggiamento in casa e fuori, poi vedo i dati e mi accorgo che dobbiamo cercare di fare qualche gol in più. Parlo di crescita, di casa in costruzione dall’inizio dell’anno, di mettere delle fondamenta. Questa casa è cresciuta molto in fretta, visto che si parla di noi come antagonisti del Milan dopo pochissimi mesi, questo ci riempie di orgoglio e soddisfazione. Molti dei miei giocatori per la prima volta in carriera si confrontano con questo obiettivo. Chi ha vinto sa bene che bisogna percorrere una strada, più vai in vetta e più sono forti le folate di vento, dobbiamo dimostrare di riuscire a mantenere determinati livelli di competitività”.

Domani sera la Juventus torna davanti al proprio pubblico e troverà un avversario tenace come il Catania di Vincenzo Montella, l’allenatore degli etnei ha detto che per non uscire sconfitti da Torino serve una grande prestazione e magari una serata negativa da parte della Juventus. Proprio quello che non vuole Conte, alla ricerca al contrario di conferme in termini di gioco e risultati dopo i due passi a vuoto contro Siena e Parma.

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ultimo aggiornamento: 17-02-2012


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