La scintilla del malumore è scoccata mercoledì scorso, durante la trionfale vittoria del Barcellona in Champions ai danni del malcapitato Stoccarda: Zlatan Ibrahimovic in panca per 65 minuti, a lui preferiti sia Pedro che Henry. Ingresso in campo al 20° della ripresa a risultato acquisito, con tanto di assist a Bojan, una magra consolazione per un giocatore che vuole sentirsi sempre protagonista e che di certo in Italia per cinque anni lo è stato. Ma come fare se si gioca nel club attualmente più forte del mondo, con l’allenatore più bravo, col futuro Pallone d’Oro e in generale fenomeni in ogni comparto del campo? Indubbio che si debba accettare la parte di “uno dei tanti“, pur essendo lo svedese un top-class di livello mondiale. Come i compagni.

Niente, Mino Raiola non vuole sentire storie e ieri ha rilasciato dichiarazioni neanche tanto sibilline circa il momento del suo assistito che, ricordiamolo, ha finora disputato 21 partite in Liga e 7 in Champions, realizzando rispettivamente sette e due gol. Così il procuratore della punta blaugrana: “Zlatan è molto deluso per la panchina di mercoledì. Ci siamo sentiti dopo la gara e ha cominciato a parlare in sei lingue diverse, era davvero arrabbiato. Con se stesso o con il club? Diciamo un mix delle due cose, è inquieto per la situazione che sta vivendo. Rapporto col club già al capolinea? Giocherà dove vuole lui, non dove dicono gli altri: oggi Zlatan vuole giocare per il Barça, se in estate vorrà andare via me lo dirà e ci lavoreremo

E per concludere un elogio spassionato alla punta di diamente della scuderia di Raiola che di recente si è arricchita di un altro cavallino bizzoso, Mario Balotelli: “Loro sanno chi hanno ingaggiato: non è un ragazzino, Ibra è Ibra. Lui è così ed è quello che la gente vuole: per me è il miglior giocatore del mondo. Questo suo malcontento è comunque positivo, dimostra che a 29 anni è ancora affamato di calcio“. Bene, parole mandate dritte dritte alle orecchie di Pep Guardiola, tecnico dei catalani che non si è scomposto e ieri nella conferenza stampa antecedente alla trasferta della sua squadra a Saragozza ha così risposto: “Io parlo con i giocatori, loro hanno il dovere di tenere a bada i procuratori. Nel mio contratto non c’è scritto che io debba parlare con loro attraverso i media. L’esclusione di Ibra contro lo Stoccarda non era un richiamo all’ordine“. Più chiaro di così…

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