Silvio Berlusconi è tornato a parlare del suo Milan dopo le dure contestazioni dei tifosi nel corso dell’ultima partita casalinga contro la Juve, lo ha fatto in occasione della cena con gli sponsor della società rossonera. Il patron ha dettato le linee guida per il futuro, spiegando come il l’attualità non permetta spese folli, allo stesso tempo ha allontanato le voci circa la vendita della società. Il presidente del consiglio si è anche sbilanciato svelando, di fatto, il nome dell’erede di Leonardo per la prossima stagione, la scelta dovrebbe ricadere sul direttore del settore giovanile Filippo Galli, ma a tal proposito non sono escluse sorprese.

L’argomento che più tocca la sensibilità di Berlusconi riguarda le finanze del mondo del calcio, sono finiti i tempi delle spese pazze, la crisi investe anche il pallone e tutte le società dovranno adattarsi a questo periodo di austerità. Per questo nel futuro del Milan non sembrano esserci grandi campioni, la società piuttosto si affiderà ai giovani della primavera da integrare con i giocatori più esperti della rosa. Tale strategia è frutto di questi tempi ma anche del suo ruolo di presidente del consiglio che gli impone di non dare il cattivo esempio. Nonostante ciò Silvio esclude l’ipotesi di una vendita della società: in primo luogo non ci sarebbero acquirenti, inoltre non bisogna sottovalutare quanto gli costerebbe in termini di popolarità una mossa del genere. Il cavaliere ricorda come la cessione di Kakà gli sia costata almeno tre punti percentuali nei sondaggi di gradimento, un errore che chiaramente non vorrebbe più rifare.

Le Foto degli striscioni di contestazione alla presidenza
Striscioni a San Siro per Leonardo e contro Berlusconi

Striscioni a San Siro per Leonardo e contro Berlusconi
Striscioni a San Siro per Leonardo e contro Berlusconi
Striscioni a San Siro per Leonardo e contro Berlusconi


Nonostante l’austerità comunque fa capire che se ci fossero delle occasioni per rinforzare la squadra acquistando un campione capace di fare la differenza non si tirerebbe indietro:

“Siccome sono un grande innamorato del Milan sin da bambino non mi tirerò indietro se ci sarà da comprare un grande campione che ci fa fare il salto di qualità: allora gli italiani capirebbero. Ma solo se si trattasse di un grande, grande campione in grado di fare la differenza, uno come Ronaldo“.

Non è dato sapere se il suo riferimento fosse al brasiliano, già milanista, Ronaldo o al portoghese Cristiano Ronaldo. Non cambia il succo del discorso: basta spese spropositate a meno che non servano a portare a Milanello un campione assoluto, magari anche utile a far vendere un po’ di magliette.

Berlusconi avrebbe poi affrontato anche la questione relativa al nuovo allenatore del Milan. Il presidente del consiglio ha rivelato che sulla panchina rossonera siederà qualcuno che attualmente si occupa della Primavera. Il pensiero va subito a Filippo Galli, si rafforza quindi l’ipotesi di un duo Galli-Tassotti. Viene smentito categoricamente l’interessamento per Marco Van Basten, il cui rifiuto avrebbe spiazzato Berlusconi; addirittura è l’ufficio stampa del Pdl a far sapere che mai la società di Via Turati ha contattato l’olandese per offrigli la panchina.

Contemporaneamente Adriano Galliani cerca di confondere le acque circa il nome del prossimo allenatore confermando i nomi circolati in queste settimane ma aggiungendo che tra i candidati c’è qualcuno che non è mai stato nominato fino ad oggi. L’amministratore delegato rossonero comunque esclude categoricamente che il Milan sia in vendita e, anzi, invita i tifosi a tenersi stretto Berlusconi, ricordando tutti i successi raggiunti sotto la sua presidenza.

L’impressione è che in Via Turati regni il caos più completo. Il Milan è abbastanza disorientato, il futuro appare sempre molto nebuloso e avere un presidente che ragiona in termini di popolarità non aiuta a risolvere i problemi. Nulla di male a proposito dei proclami di gestione oculata in questi tempi in cui il mondo del calcio spesso sembra perdere il contatto con la realtà. Peccato che i richiami all’austerità provengano dalla chi per primo, più di venti anni fa, ha inaugurato questo periodo di spese folli per riuscire a ottenere i risultati. Il tutto finisce per suonare come una mancanza di progetto.

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