Questa sera, a Minsk, andrà di scena la partita tra Bielorussia e Inghilterra, match del Gruppo 6 valevole per le qualificazioni ai prossimi mondiali: da un lato l’arcinoto allenatore dei britannici, il friulano Fabio Capello, dall’altro il meno famoso ct della cosiddetta Russia Bianca, il tedesco e strambo Bernd Stange. Chi è costui? Ai più è sconosciuto, ma in Germania lo conoscono più o meno tutti perché nel 1992 il suo nome venne legato indissolubilmente alla Stasi, la polizia segreta della Germania Est: dal ’78 al ’88 allenò prima l’Under 21 quindi la Nazionale maggiore della DDR, svolgendo il duplice ruolo di mister e di spia. Riferiva a chi di dovere tutti i malumori che riusciva a carpire da parte dei suoi giocatori o dei colleghi allenatori: coloro che criticavano il regime comunista o chi addirittura meditava una fuga all’Ovest.

Era, in altre parole, l’infiltrato “sportivo” della Stasi, un ruolo che non ha mai rinnegato: quando vennero svelati gli archivi della Polizia Segreta della DDR Stange era all’epoca allenatore dell’Hertha Berlino, un incarico prestigioso dopo le esperienze da ct e, prima ancora, come trainer del Carl Zeiss Jena. Ma questa notizia lo trasformò in un lampo in una persona invisa da tutta la Germania, tanto che dopo una breve esperienza nell’orientalissima Lipsia, decise che il suo tempo in patria fosse davvero terminato. Fatte le valige girò il mondo: dall’Ucraina all’Australia, dall’Oman all’Iraq. Una sua foto, in cui viene ritratto in un caloroso abbraccio con Saddam Hussein, gli fa ricevere critiche ancora più aspre in Germania, che lo ripudia definitivamente.

Certo, a Stange non manca coraggio: lui si mette di impegno e dedica tutta la sua energia per l’avventura irachena. Sogna i Mondiali a casa sua, quelli del 2006, ma si dovrà accontentare del quarto posto alle Olimpiadi ateniesi. La guerra lo tempra, il suo autista viene ucciso, lui non molla e tenta di continuare a lavorare perfino via telefono. Fin quando deve lasciare, dopo 4 anni l’incarico. Una tappa intermedia a Cipro, quindi un anno fa la chiamata del dittatore Lukashenko: lui, capace anche di parlare il russo, accetta subito, si rimbocca le maniche e si mette al lavoro. La nazionale bielorussa gioca bene e lui a Minsk si trova da Dio: 35 posizione nel ranking Fifa scalate e parole d’amore verso la capitale, tutto un altro mondo rispetto a Jena.

Un anno dopo, ecco Capello e l’Inghilterra. L’occasione per dimostrare di non essere solo uno spregiudicato e uno spione. Ma anche un ottimo allenatore.

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