A volte serve una vita intera per poter scrivere un’autobiografia che abbia spunti di reale interesse, a volte si può anche avere meno di 27 anni per poterla scrivere (in questo caso “farsela scrivere“). Il caso di Antonio Cassano, Fantantonio per i suoi ammiratori, rientra nella seconda categoria. Esce infatti nelle librerie il 19 Novembre “Dico tutto“, storia dei primi 26 anni di Antonio Cassano da Bari Vecchia, talento del calcio italiano mai veramente espresso.

Il suo primo storico e bellissimo gol all’Inter, il 18 dicembre del 1999, è l’inizio della vita di Cassano il “miliardario” dopo 17 anni vissuti da Cassano il “disgraziato”. Sono questi gli aggettivi che Antonio si attribuisce in alcuni stralci di “Dico tutto” pubblicati in anteprima dal quotidiano Libero.

Se quel Bari-Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda. Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato anche perché non so fare nulla. A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare.


Questo stralcio è particolarmente significativo, ma anche altri passaggi danno l’idea di una biografia che promette di essere un grande successo, con un Cassano particolarmente loquace che svela dettagli e retroscena dei tanti rapporti burrascosi della sua carriera da calciatore. Il brutto rapporto con Totti? Tutta colpa di un’ospitata in coppia a C’è Posta per Te nella quale il pupone si tenne per sè l’80% del compenso. Le donne? “Ne ho avuto tra 600 e 700“.

Gli allenatori, sua croce da quel Fascetti “l’unico con cui non ho mai scazzato“, passando per il destato Gentile, Spalletti al quale ha chiarito “mica stai allenando quelle schiappe che avevi all’Udinese, questa è mica casa tua, è casa mia“, Capello odiato padre padrone (“A Tarragona mi fa scaldare per tutto il secondo tempo con Ronaldo. Nello spogliatoio gli dico “sei un uomo di m…., sei più falso dei soldi del monopoli“) ed infine Del Neri con il quale aveva qualche problema di comunicazione, “non si capiva un cazzo di quello che diceva“.

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