Ma non erano gli allenatori tatticamente più preparati, quelli che tutti volevano, capaci di conquistare con un sopracciglio alzato e una sciarpetta ben annodata i sudditi di Sua Maestà? Sì, lo erano, ma fino a pochi mesi fa: Roberto Mancini, Carlo Ancelotti e Gianfranco Zola hanno perso non pochi punti nell’indice di gradimento dei calciofili inglesi e le società che li hanno a libro paga stanno già pensando di dargli il ben servito. A parte Di Matteo, rimarrebbe in auge solo Fabio Capello che al contrario dei colleghi e connazionali gode di stima illimitata: di recente è stato reputato dal Times l’uomo più potente dello sport britannico. L’ex tennista Boris Becker dopo una cena con lui ha dichiarato: “Capisco perché nessuno osi contraddirlo e avrei pagato per averlo come tecnico. Se uno così mette le redini al talento lo porta dove vuole“.

Ma il ct dell’Inghilterra poco ha a che vedere con le sabbie mobili della Premier League: il generale di Pieris è proiettato verso il Sud Africa e un’eventuale, e non impossibile, successo non servirebbe ad altro se non a farlo diventare più potente della Regina Elisabetta. I problemi veri, quelli li hanno i tre moschettieri sopra citati: c’è Gianfranco Zola, sardo sanguigno che all’Upton Park non ha mai vissuto sabati spensierati. Niente da fare, il suo West Ham non carbura e salvarsi non è scontato, se ci si mette anche Diamanti a sbagliar rigori. La nuova proprietà è ambiziosa e non vuole stagioni limbo, con navigazione pericolosa a riva; così Zola ha già pensato di preparare le valigie, giusto per non trovarsi impreparato quando dovrà salutare il West End londinese.

Non va meglio, però, neanche a Carlo Ancelotti; le parole al miele di inizio stagoine, quando i Blues avevano vinto tutte le partite disputate ed erano saldi al primo posto, sono diventate cenere al cospetto dell’ultimo sciagurato mese e mezzo: fuori dalla Carling Cup, fuori dalla Champions (ad opera dell’ex Mourinho), terzi in Premier (a 4 punti dallo United e dietro anche all’Arsenal) e in corsa per quell’FA Cup vinta comunque lo scorso anno da Hiddink. Appena 5 vittorie nelle ultime 11 uscite ufficiali e una partita, l’ultima contro il Blackburn, che ha fatto infuriare Abramovich: perché la squadra non è andata oltre il pareggio quando doveva reagire con rabbia all’eliminazione europea?

Le prossime partite di Carletto saranno sotto la lente di ingradimento: vincere e ancora vincere, per lo scudetto e la coppa, altrimenti potrà riporre il dizionario d’inglese ad appena un anno (o forse qualcosina in più) dal suo acquisto. E chiudiamo con Roberto Mancini, storia per certi versi simile ai suoi compari d’avventura: arriva a Manchester, fa parlare di sé per sciarpa e ciuffo, inizia a vincere e batte pure i cugini Red Devils; poi però perde il ritorno con gli stessi, in campionato fa qualche giro a vuoto e gli sceicchi iniziano a sbuffare. Così l’idea Mourinho solletica gli arabi che di uno jesino se ne farebbero ben poco di fronte al fascino dell’uomo di Setubal; tanto più se il Mancio dovesse fallire l’ingresso in Champions e quindi il quarto posto. Who’s next?

Riproduzione riservata © 2023 - CALCIOBLOG


Juve, pronta la rifondazione a partire dalle radici

Botta e risposta tra Mutti e Allegri, intanto i bookmaker sospendono le scommesse anche per Atalanta – Cagliari