Che succede in casa Chelsea? Lo squadrone di Abramovich, ambizioso come sempre e sempre alla caccia della prima storica Champions League, in Premier League sta andando piuttosto malino: lo dicono i numeri che recitano impietosi 22 punti in 12 partite, quinto posto e già -12 dalla capolista Manchester City a metà novembre, con 4 ko dall’inizio dell’anno; ma a far preoccupare è anche la tenuta difensiva dei Blues che hanno già subito la bellezza di 17 gol, quando al primo anno a Stamford Bridge José Mourinho incassò, in tutta la stagione, appena 15 reti. Ma sono gli ultimi 360 minuti a far scattare l’allarme rosso in casa Chelsea: 4 partite e 3 ko in campionato, di cui 2 interne nelle prestigiose sfide contro Arsenal (3-5) e Liverpool (1-2), senza contare quella nel derby contro il Queens Park Rangers per 1-0.

Proprio in quell’occasione André Villas Boas se la prese col direttore di gara e dopo qualche settimana è scattata la multa per il tecnico lusitano: la Football Association non ha fatto sconti, l’allenatore del Chelsea ha da pagare 12mila sterline. Piove sul bagnato per l’ex condottiero del Porto, giunto a Londra per la bellezza di 15 milioni di euro (cifra record per un allenatore) ma incapace ad oggi di far rendere al meglio una squadra comunque infarcita di campioni, partita ad agosto con l’obiettivo minimo di competere su tutti i fronti. Tre anni di contratto a otto milioni netti (sedici lordi) all’anno, una difesa composta da nomi altisonanti come Ivanovic, David Luiz, Terry e Ashley Cole, senza dimenticare i vari Bosingwa, Alex e Paulo Ferreira; eppure in seno al club in maglia blu sta iniziando a circolare un pensiero maligno ma insistente: e se Villas Boas, anche detto lo Special Two, non fosse l’uomo giusto?

Fra poche ore l’ex commissario tecnico delle Isole Vergini vivrà 90 minuti molto molto importanti: la difficilissima trasferta di Champions League alla Bayer Arena di Leverkusen. In Champions il Chelsea è primo con 8 punti, tallonato però da Bayer e Valencia che inseguono rispettivamente a 6 e 5; nella massima competizione continentale i Blues hanno ottenuto due vittorie casalinghe e due pari, uno al Mestalla e uno sul campo del Genk. Ovvio che per risollevare l’ambiente sarebbero un toccasana i 3 punti ma nella conferenza stampa della vigilia al portoghese sono state fatte domande più che sulla sfida in terra tedesca, sui continui ko della sua squadra:

“Stavamo giocando benissimo fino alla partita con il QPR (il 23 ottobre scorso, ndr). Da quel momento non si può dire che il Chelsea abbia giocato male, ma si può dire che il Chelsea ha perso; siamo felici per come stiamo giocando, la filosofia è l’ultima cosa da cambiare. Questi giocatori hanno grande talento ma abbiamo bisogno di fiducia, efficacia e continuità”.

A partire dalla gara contro il Bayer Leverkusen, avversario di tutto rispetto:

“La partita in casa contro il Leverkusen è stata una delle più interessanti finora. Entrambe le squadre volevano vincere. Robin fa giocare un calcio d’attacco e bisogna applaudire i tecnici che ci provano. Un pareggio non andrebbe male, ma considerando gli ultimi risultati vogliamo vincere”.

I tabloid inglesi, è noto, sono maligni e pungenti; la vita professionale in terra d’Albione sta assumendo connotati molto stressanti per il giovane e rampante André Villas Boas. Wolves e Newcastle potranno assicurargli il panettone in Premier, ma le gare contro Bayer e Valencia in Champions saranno altrettanto importanti: cosa sta andando storto all’enfant prodige delle panchine europee?

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