Abbiamo parlato spesso della violenza nel calcio, soprattutto di quella che ha contraddistinto le ultime gare della Roma, il derby contro la Lazio e la finale di Coppa Italia persa con l’Inter. Le aggressioni, le coltellate (o “puncicate” nell’orrido gergo in voga), gli assalti alla Polizia che, come abbiamo visto con il caso di Stefano Gugliotta hanno una certa tendenza a sbagliare mira e ad adottare metodi discutibili nel gestire l’ordine pubblico.

Sul sito FcInter1908.it è comparsa oggi un’interessante intervista ad una delle vittime, ignote e lontane dai riflettori dei media, della violenza. Si tratta di Emilio Croce, 25 anni, tifoso nerazzurro proveniente dalla provincia di Foggia, che dopo aver assistito alla finale di Tim Cup nel settore ospiti dell’Olimpico è stato costretto a tornare verso la propria automobile esposto al pericolo di subire quegli agguati che, troppe volte, avvengono al termine delle partite giocate a Roma, anche se i giornali e le televisioni non ne parlano.

A nostro parere è istruttivo ed utile riportare alcuni passaggi di questa intervista, tanto per far capire di cosa stiamo parlando quando puntiamo il dito contro questi fenomeni di delinquenza pura che rendono insicuro per qualsiasi tifoso ospite andare all’Olimpico di Roma per vedere una partita. Il tutto, purtroppo, senza che nessun reale provvedimento venga preso per rendere realmente più sicuro fare visita allo stadio della capitale d’Italia.

Lazio – Roma: Scontri sugli spalti




Gli scontri dopo Roma – Inter






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Ciao Emilio, partiamo dall’inizio, che clima hai trovato a Roma il 5 maggio…

“Era un clima molto disteso, nonostante i proclami iniziali e timori che si possono immaginare, non ho avuto nulla di cui preoccuparmi. Certo, mi trovavo sempre a Roma, per una finale di Coppa Italia dove la Roma giocava in casa contro la mia Inter, ma in tutta sincerità nulla lasciava presagire quello che è successo dopo”

Eri nel settore destinato ai tifosi ospiti?

“Ero nel settore ospiti insieme ai tifosi nerazzurri, un clima di festa, tutto bellissimo. Era la mia prima partita importante che seguivo, quella che metteva in palio un trofeo”.

Si gioca la partita, l’Inter vince e alza la Coppa, ma poi?

“Finita la gara restiamo chiusi nel settore ospiti per circa un’ora e quaranta minuti, che poi non capisco per quale motivo si debba restare chiusi dentro uno stadio e far sfollare prima la tifoseria di casa, credo sarebbe più opportuno far uscire prima gli ospiti per non trovarsi poi ad esser possibili bersagli di qualche teppista, visto che una volta uscito, a quell’ora, non ci vuole molto ad essere identificato”.

Chiusi in curva per più di un’ora, una volta usciti siete andati a riprendere i mezzi per tornare a casa giusto?

“Si, avevamo parcheggiato vicino Ponte Milvio. Nel mentre che raggiungevamo la nostra macchina incontriamo un signore con quella che probabilmente era la figlia, ci dicono di esser stati aggrediti, la tensione comincia a salire, il timore anche. Fortunatamente incontriamo una pattuglia dei carabinieri alla quale chiediamo di essere scortati fino alla nostra macchina”.

Come prosegue questa storia?

“I Carabinieri ci scortano per un pezzo di strada procedendo a passo d’uomo (loro erano in macchina) piano piano accelerano, non troppo, ma si portano avanti una trentina di metri, e dopo pochi istanti sono sbucati alcuni personaggi dal nulla, alcuni anche con coltelli…”.

Si è arrivati alla colluttazione quindi?

“Siamo stati presi in mezzo, ero terrorizzato, sono una persona pacifica, non ho mai fatto male a nessuno, non mi sono mai trovato in una situazione del genere, ho avuto molta paura infatti i miei ricordi sono molto offuscati. C’è stata una colluttazione, ho preso calci e pugni, sono riuscito fortunatamente a schivare una coltellata, questo me l’ha raccontato mio fratello che era dietro di me, ho agito d’istinto. Poi ricordo di esser finito a terra, colpito da uno di loro e quel punto mi sono reso conto che erano intervenuti i carabinieri, ma la paura era tanta, mi sono rialzato e siamo scappati verso la macchina.

Quindi non hai visto come si sono evolute le cose?

“Sinceramente abbiamo pensato a metterci in salvo, non oso pensare a quello che sarebbe potuto succedere se non fossero interventi gli agenti, immagino il peggio. Ancora non mi capacito di come possano accadere queste cose, arrivare a picchiarsi per una partita di calcio, io sono un tifoso, un tifoso sfegatato, amo l’Inter, ma non arriverei mai a compiere un gesto del genere, mai!”.

Cosa ti hanno diagnosticato in ospedale, quali sono i traumi riscontrati e il periodo di degenza?

“Ho riportato un trauma all’avambraccio, mi sono rotto il capitello, ho sbattuto il viso a terra, in macchina non riuscivo a muovere le braccia, pensavo mi fosse saltato qualche dente, vista la brutta caduta a terra. Oltre ai lividi riportati e l’impossibilità di muovere alcune dita della mano. Sono immobile a letto e ingessato. Ne avrò per almeno 25 giorni…ma il mio sogno è quello di andare a Siena domenica, e se non sarà possibile almeno andare a Milano per vedere la finale di Champions al maxi schermo, in piazza, insieme ai fratelli nerazzurri”.

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