Del nome di Hector Cuper che finì nel registro degli indagati dei pm di Napoli nell’inchiesta su ben 150 partite di calcio si seppe già a fine ottobre. Nel frattempo sono emersi altri particolari tra cui delle intercettazioni che incastrerebbero, secondo gli inquirenti, l’hombre vertical. La storia, in sintesi, è questa: alcuni esponenti della criminalità organizzata sono partiti da Napoli con 200mila euro in contanti per proporre a Cuper di indirizzare quattro partite, due del campionato spagnolo e due del campionato argentino. Cuper accettò ma i risultati furono diversi da quelli auspicati dai camorristi. Uno di loro lo minacciò a telefono dicendogli che per colpa sua era stato costretto a vendersi l’agenzia di scommesse per i debiti accumulati.

Il file audio viene sequestrato dagli inquirenti dopo l’arresto del malavitoso. La giustizia ha chiesto chiarimenti a Cuper che inizialmente ha risposto con un generico “Non ricordo“, prima di ascoltare la frase incriminata nel file audio “Portameli, al resto ci penso io“. Cuper, a quel punto, si è giustificato piuttosto goffamente: “Sì, è vero, i soldi mi sono arrivati. Li avevano dei napoletani nelle mutande e nei calzini. Ma era denaro di mia suocera, mandato per dei lavori di ristrutturazione di una sua proprietà“. Su Cuper ora incombe un’accusa di riciclaggio di denaro sporco. La procura ha convocato nuovamente l’argentino a Napoli per un nuovo interrogatorio.

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ultimo aggiornamento: 20-01-2012


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