E’ tempo di saluti per la Serie A, già impoverita di stelle di richiamo: dopo la perdita di Maldini e quella recentissima di Nedved, domani gioca al pari dei succitati colleghi l’ultima partita in carriera Luis Figo. Un totem e due Palloni d’Oro che dicono basta, un tassello dorato in meno per i tre club più prestigiosi d’Italia: il portoghese si congederà dal calcio giocato a San Siro contro l’Atalanta, nell’ultima inutile partite stagionale dell’Inter. Quattro anni intensi quelli vissuti dal numero 7 in quel di Milano, coincisi con 3 scudetti (o 4 per gli amanti degli almanacchi Panini) e 11 gol in 139 uscite ufficiali.

Il pubblico di fede interista saluterà il proprio campione col giusto tributo, intanto lui ne ha approfittato per scrivere una lettera che è apparsa oggi sul sito ufficiale della squadra nerazzurra. Ne riportiamo il testo integrale perché meritevole, interamente, d’esser letta.

“Cari Amici dell’Inter,
domani, 31 maggio 2009, sarà la mia ultima domenica da calciatore. Insieme con gli amici dello Sporting Lisbona, del Barcellona, del Real Madrid e della nazionale portoghese voglio ringraziare tutti voi, tifosi nerazzurri, che mi avete dimostrato affetto sin dal primo giorno a Milano.
Mi fa molto piacere che l’ultima domenica da calciatore sia, per me e per tutti noi dell’Inter, una domenica di festa per il successo del quarto scudetto consecutivo.
Vincere è sempre stato l’unico vero obiettivo della mia carriera. Vincere tutto quello che potevo vincere, dalle partitelle in allenamento ai campionati, dalle coppe ai trofei personali. E per arrivare a vincere ho conosciuto una sola strada, quella del sacrificio e del lavoro. Me lo hanno insegnato quando ero ragazzino allo Sporting e tutto quello che ho ottenuto non è mai arrivato per caso, ma dopo tanti sacrifici.

Per questo motivo, oggi, voglio anche chiedere scusa se in qualche partita o in qualche periodo, per colpa di un infortunio o di altro, non sono riuscito a dare il massimo. Il primo a essere dispiaciuto ero io, perché non riuscivo a dare a tutti voi quello per il quale avevo lavorato.
Quando sono arrivato a Milano, l’Inter era una squadra che stava imparando a vincere. Di strada ne abbiamo fatta tanta insieme e per questo voglio ringraziare il presidente Moratti, gli allenatori, tutti i compagni, tutte le persone del club che ho conosciuto e con le quali ho lavorato. Se sono stato bene a Milano il merito è loro.
Il calcio mi ha dato tanto, ma soprattutto mi ha regalato la possibilità di conoscere persone meravigliose, amici che resteranno per sempre, e in questo gruppo il presidente Moratti e chi ho conosciuto qui, nell’ambiente nerazzurro, avranno un posto speciale. Come tutti voi, cari tifosi.
Non avere mai avuto un problema con un solo mio compagno di squadra è il trofeo più bello della mia carriera.
A tutti gli interisti, un abbraccio sincero e la convinzione che l’Inter continuerà a lavorare per vincere sempre di più.
Con affetto,
Luis Figo

L’esplosione nello Sporting Lisbona, a un passo dall’Italia quando se lo contesero Parma e Juve, lui scelse Barcellona; poi il tradimento ai blaugrana col trasferimento al Real Madrid. Infine un quadriennio all’Inter. In bacheca conserva un prestigioso Pallone d’Oro, 23 trofei tra nazionali e internazionali, due trionfi con la Nazionale giovanile del Portogallo, 9 premi individuali (incluso il già citato Pallone d’Oro) e una moglie da favola. Chapeau.

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