Parole, quelle che accompagneranno giorno dopo giorno l’avvicinamento al grande evento, fissato per sabato sera in quel di Madrid, stadio Santiago Bernabeu. Il cammino verso il Santiago, come qualche abile paroliere l’ha ribattezzato, passa per dichiarazioni, provocazioni e insinuazioni, il pepe giusto per arrivare al fischio di inizio di Inter – Bayern Monaco (per i profani capitati su questa pagina per caso, la finale di Champions League) con l’adrenalina a mille. Louis Van Gaal ha già cominciato la sua campagna destabilizzatrice, mettendo sul piatto ipotetici favori arbitrali capitati ai nerazzurri per arrivare sino in fondo, oggi hanno parlato un nugolo di interisti con José Mourinho capo fila. Partiamo dalle parole del tecnico lusitano che ha esaminato la situazione sua (e del suo futuro) e dei ragazzi che allena, senza dimenticare di punzecchiare gli avversari del 22 maggio.

Riguardo ai favori arbitrali, gli italiani si ricordano la partita del Bayern con la Fiorentina e gli inglesi si ricordano il rosso a Rafael. Io difensivo? Abbiamo giocato due partite, quella di Londra e quella col Barcellona alla grande, sempre all’attacco. Al ritorno abbiamo parcheggiato l’aereo davanti alla porta, ma perché eravamo in dieci e perché li avevamo distrutti in casa. E comunque ho sempre mantenuto in campo gli stessi uomini. Lo stesso Van Gaal col Lione quando Ribery è stato espulso ha cambiato Olic con Tymoschuk” la chiosa dello Special One riguardo ai presunti aiutini delle giacchette nere alla sua squadra. Poi è un Mourinho sincero e chiacchierone quando si tratta di parlare di sé, del suo presunto trasferimento al Real Madrid e della faticaccia nel rimanere al timone della squadra “più odiata” d’Italia in un Paese che non lo ha mai amato.

“Non è un problema di contratto o di soldi e mi fa anche un po’ di vergogna quello che guadagno con la crisi che c’è. È un problema di soddisfazione personale, di sentirmi rispettato o no in un Paese calcistico in cui ho avuto tanti problemi. Non cambio quanto ho detto qualche giorno fa, non è vero che sono l’allenatore del Real. Dopo la finale voglio due tre giorni per pensare con tranquillità del mio futuro. Ovviamente l’Inter non può fare niente di più per farmi essere felice e sentirmi importante: i giocatori sono fantastici, c’è empatia con i tifosi, tutti in società sono fantastici. Il risultato di sabato conta zero, non cambierà la mia consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. L’Inter non mi deve niente e io non devo nulla all’Inter, perché ho dato tutto. Sono tranquillo, il risultato non inciderà sulla decisione che prenderò sul mio futuro. Il mio successore? La società ha scelto me e ha scelto bene. Quando dovrà farlo di nuovo, lo farà bene. Dopo la finale rifletterò sul mio futuro. Devo pensare e non ho pensato ancora. In questo momento sono io l’allenatore dell’Inter. Ho un contratto fino al 2012 o 2013, non mi ricordo bene. Non voglio dare l’identikit di qualcuno, perché magari sono io… La dimensione umana dei giocatori aiuta molto a costruire la forza di un allenatore. La gente che gioca in questa squadra mi ha reso un allenatore più bravo e farà lo stesso con qualcun altro”.

E ancora:

“Non mi preoccupa l’arbitro, ma il vulcano Gudjhonsen (suo ex giocatore islandese ndr), che ci imporrà di sconvolgere i nostri piani. Avrei preferito lavorare qui, ma meglio non rischiare col vulcano col nome impronunciabile. Le critiche circa la mia esultanza al Camp Nou? Quando Iniesta ha segnato contro il Chelsea l’anno scorso ha corso come un pazzo. Perché non posso farlo io? Van Gaal dice che non avrebbe festeggiato come me? Non può farlo perché è lento. Io corro veloce. Io festeggio coi miei tifosi, non per provocare. In ogni modi Van Gaal è una persona fantastica, con me è stato molto onesto, abbiamo avuto un rapporto di tre anni di lavoro e io posso parlarne solo bene. I rapporti oggi? Lui ha la sua vita, io la mia, ogni tanto ci scambiamo qualche sms o una telefonata. Io lavoravo con lui dal ’97 al 2000, ma non posso dire di conoscere il suo modo di allenare ora. Da allora lui ha fatto una lunga strada e oggi sarà un allenatore diverso. Mi conosce solo come assistente, non come allenatore e anch’io da allora ho fatto una strada lunghissima e le persone cambiano. È uno che lavora tanto e anche i suoi collaboratori lavorano tanto

E riguardo alla forza del Mourinho allenatore, spiega alcuni “trucchi” del mestiere: “Prego tanto. Penso anche che sia perché lavoro duro e bene. Ritengo di avere una buona leadership con i giocatori per il modo in cui mi interfaccio con loro. All’Inter tutti si sentono parte del gruppo, anche chi lavora in cucina. Io sono una brava persona, sono cattolico e a volte Dio mi aiuta“.

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