Zdneck Zeman fa discutere, divide, unisce, ma raccoglie anche moltissimi consensi. Non è una novità. Il ritorno dell’allenatore boemo nel campionato di Serie A rappresenta, inoltre, un’ancora di salvataggio giornalistica per un torneo che in questi anni ha perso un allenatore del calibro di José Mourinho e giocatori acchiappa-riflettori come Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic, solo per citarne alcuni. Lui, in ogni caso non si sottrae né alle domande né alla riposte, a volte sibilline altre volte chiare.

L’allenatore romanista ha avuto il merito, in questa estate, di risollevare gli umori di una tifoseria depressa dopo la disastrosa stagione 2011/2012 ed è tornato sul trono del calcio pulito. Ne è il simbolo indiscutibile, così è stato deciso un po’ in barba alla miriade di allenatori poco vincenti ma ugualmente onesti che hanno timbrato il cartellino in Serie A e nonostante anch’egli, come è successo praticamente a tutti i suoi colleghi, si sia trovato ad assistere inerme a bordo campo ad una della tante partite considerate all’epoca dei fatti, di fine stagione.

Il caso ha voluto che ad “aspettare” Zeman in Serie A ci fosse il nemico di sempre vincente ma ferito, la Juventus campione d’Italia, ma nuovamente colpita dalla Giustizia Sportiva. E’ il seguito di un romanzo che piace a molti appassionati di calcio, alle televisioni, ai giornali e anche ai tifosi di altre squadre. E non è un problema se le amicizie, i gemellaggi tra tifoserie o gruppi organizzati, non coincidono, anzi cozzano. Si tratta di rendere onore all’icona del calcio pulito, come recitava uno striscione nella curva interista, esposto durante Inter – Roma, partita vinta meritatamente dalla formazione allenata da Zeman per 3-1.

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