Giovanni Galeone è uno degli ultimi tecnici sognatori e romantici, verrebbe da dire la faccia pulita del calcio se l’espressione non fosse abusata, quelli tutti campo e lavagna, consapevoli di non arrivare mai a lottare per uno scudetto o una coppa, ma amanti del bel gioco e dello sport in generale. L’ultimo di quelli definiti in modo un po’ dispregiativo profeti della zona (che peraltro egli stesso non ama) insieme con l’indimenticato Franco Scoglio e il boemo Zdeněk Zeman. Giovanni Galeone è un napoletano atipico, trapiantato in Friuli, con lo sguardo malinconico e la voce calma e compassata, capace di un sarcasmo tutto anglosassone come quando definì il povero Marco saponetta Savorani, suo portiere ai tempi del Pescara, niente meno che un optional.
Una caratteristica, quella di dire in faccia alle telecamere (e non solo) le verità più scomoda che gli ha sempre precluso l’approdo a una grande storica: memorabili i duelli verbali con Sacchi, cui Galeone in fondo in fondo ha sempre invidiato la grande occasione, mai arrivata per lui. Tra le sue perle, tratte da un sito di fans: «La zona come me non la fa nessuno: se Berlusconi avesse visto il Pescara prima del Parma, oggi sarei io alla guida del Milan» e ancora «Sacchi lo vedrei bene con un tubetto di dentifricio in mano mentre dice con un bel sorriso: provate la pasta del trainer».

Ma ce n’era anche per Zeman, Scoglio e gli altri zonaroli: «Nell’86-87 due tecnici giocavano a zona: Sacchi a Parma e Galeone a Pescara. Prima erano sempre due: Sacchi a Rimini e Galeone alla Spal. Gli altri sono arrivati dopo. Sì, anche Zeman» e poi «La zona sporca di Scoglio? Beh, le sue squadre hanno sempre menato a rotta di collo. A Scala, poi, la zona l’ho spiegata io». Nel suo rigoroso 4-3-3, si inventò l’interno sinistro (segnatamente il suo pupillo Max Allegri) che tagliava al centro andando a finire dietro le punte, antesignano di quel 4-2-3-1 alla spagnola che imperversa oggi. Presto imitato da Zeman a Foggia con Biagioni e Stroppa e poi alla Lazio con Pavel Nedvěd.

Fedele al suo cognome, Galeone ha dato il meglio di sé in una città di mare come Pescara, che ha allenato a più riprese, ottenendo una miracolosa salvezza in Serie A nel 1987-1988 dopo un campionato di B dominato. Poi tanta altalena tra A e B e le parentesi di Udine e Perugia (due promozioni da subentrante) con la sua squadra forse più bella, il Perugia 1996-1997 con il tridente Gautieri – Negri – Rapajć più naturalmente lo stesso Allegri, sottrattagli dalle bizze di Gaucci. Una brutta avventura ad Ancona e l’anno scorso il ritorno trionfale a Udine dove la gestione disastrosa del duo Dominissini – Sensini aveva relegato la squadra al quart’ultimo posto in piena bagarre salvezza. Qui Galeone diede il meglio di sé nelle ultime otto gare del campionato: con quattro vittorie, tre pari e una sola sconfitta, ottenne 15 punti in otto gare e si salvò in carrozza. Confermato quest’anno dai Pozzo, è ripartito alla grande anche quest’anno e dopo la brutta sconfitta di Messina ha messo in fila Torino e Fiorentina, e se non fosse per lo sciagurato secondo tempo di Genova (da 3-0 a 3-3) sarebbe a braccetto di Roma e Palermo.

Ma il guerriero di mille battaglie è stanco: dopo l’ultima partita al Friuli ha parlato del suo futuro ribadendo di voler smettere di allenare al termine di questa stagione: «E’ vero, lascio a fine campionato. Non dico mai le cose tanto per dire. Ho dato tanto al calcio ma è ora di dare spazio ai giovani». A Galeone, 66 anni a gennaio, sembra sarà offerto un posto come responsabile dell’area tecnica bianconera, ma immaginare uno come lui lontano da campo e panchina è impresa complicata.

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ultimo aggiornamento: 26-09-2006


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