Le vittorie aiutano a vincere e l’Italia ora ha il morale a mille. Certo la serata di Kiev consegna alle cronache la solita imbarazzante incapacità a buttarla dentro e se fosse stata una partita da girone gli azzurri ora si leccherebbero le ferite ripensando al solito pareggio diventato ormai leit-motiv delle partite nelle fasi finali di una grande competizione (da Germania 2006 all’Europeo in corso nelle ultime 12 partite ben 9 gare finite in parità!), ma quando ci si gioca il passaggio del turno in una sfida secca vincere ai rigori, dopo una partita giocata a tratti bene (e contro un avversario annichilito), molto spesso significa dimostrare forza più che fortuna. Così ora sotto con la Germania, il trattore teutonico che in questi Europei (qualificazioni comprese) ha sempre vinto, 14 partite su 14, uno schiacciasassi che non teme nessuno se non le solite due: l’Italia, prossimo avversario, e la Spagna, che potrebbe diventare la sfidante in caso di finale.

Se già la storia dice male ai tedeschi contro l’imprevedibile modo di fare calcistico degli italiani, il presente nonostante gli esorcismi più disparati non dice meglio. Perché la truppa azzurra è carica e col morale a mille e Cesare Prandelli, fresco di pellegrinaggio bis, promette un’altra battaglia da consegnare agli annali:

“Siamo obbligati ad aver coraggio, a giocare, continuando per 90 minuti a crederci. Per tanti di questi ragazzi è la prima volta che si rendono conto di avere qualità straordinarie, ma ora abbiamo sicurezza e conoscenza dei nostri mezzi. Contro la Germania dovremo mettere in campo una squadra atleticamente viva, ci sarà da lottare, manca tanto per arrivare a quel livello. Però non ci sono squadre invincibili, sebbene loro e la Spagna siano davvero forti. Però dobbiamo star lì, sfruttando le loro poche debolezze. La preparazione dovrà essere improntata sui particolari: il mio pensiero è all’analisi sui giocatori da recuperare e sui filmati dei tedeschi, non possiamo fare tanti pensieri. Usciremo vincitori se non penseremo troppo. Loro giocano con una punta e con due esterni, la tattica è l’ultimo dei problemi. Siamo stati bravi, anche durante le gare, a dare equilibrio”.

Il commissario tecnico di Orzinuovi non si fascia la testa quando pensa, e ripensa, all’incapacità degli attaccanti di andare a rete. Anzi, rilancia facendo ricordi ai numeri:

“Abbiamo tirato verso la porta 35 volte, 20 nello specchio, fosse sempre così, vinceremmo nove partite su dieci, al di là del fatto che il gol non sia arrivato, contro l’Inghilterra. In attacco le scelte che ho fatto sono state all’insegna della continuità del progetto tattico. Se Cassano resta un punto fermo? La partita di ieri era la più difficile per Mario e Antonio, perché difesa e centrocampo avversari avevano le linee molto vicine. Dopo tanti mesi di inattività, alla quarta partita di fila, può aver pagato sul piano del ritmo gara. Ma averne di giocatori così, di qualità. Poi quando avrò capito come staremo in campo giovedì, farò le mie scelte. Se l’ultimo salto di qualità va fatto in attacco? Dobbiamo migliorare nei tempi di gioco, perché il possesso palla non ci dà profondità. Balotelli? Mi è piaciuto, perché ha fatto quello che gli ho chiesto. Poi in 4-5 occasioni è mancata lucidità, ma la prestazione è stata convincente”.

Prandelli loda all’infinito Andrea Pirlo e le sue magie, bacchetta l’Uefa per il calendario (“Deve trovare una soluzione, altrimenti c’è una disparità nel recupero che inficia lo spettacolo” dice riferendosi ai due giorni di riposo in più di cui godranno i tedeschi), chiama a raccolta i tifosi e spende parole buone per tutte. Alla fine chiude con una frase molto poco italiana e che vuole avere il sapore della rinascita del nostro calcio, soprattutto a livello di mentalità: “Preferisco prendere gol in contropiede che stare 20 minuti ad aspettare e soffrire“. E’ così che intende affrontare la squadra di Joachim Low, giovedì ci sarà da divertire.

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