Singolare iniziativa di Harry Redknapp, manager del Portsmouth, che ha deciso di far tornare tra i banchi di scuola sedici suoi giocatori stranieri per aiutarli a perfezionare il loro inglese. In particolare l’allenatore lamenta la scarsa comprensione da parte dei suoi ragazzi del suo slang cockney, il dialetto dei londinesi. In questo particolare idioma c’è un fenomeno in particolare che mette in difficoltà chi non ha dimestichezza con esso, il cosiddetto “rhyming slang” o slang per rime.

Il rhyming slang altro non è che il sostituire parole dell’inglese comune con altre che hanno assonanza ma nessuna attinenza con la parola originale. Per fare un esempio “gol” viene sostituito con “sausage roll” oppure “Bobby Moore” è sinonimo di “score“, esistono anche intere frasi o modi di dire: ad esempio per dire che è andato tutto male l’inglese “it’s all gone wrong” diventa “it’s all gone Pete Tong“, un motto talmente diffuso da diventare anche titolo di un film. Questi sono solo alcuni esempi ma rendono bene l’idea di come un non londinese e magari neanche inglese possa trovarsi leggermente disorientato, a maggior ragione se il suo vocabolario non è ricchissimo.

L’obbiettivo è dunque quello di permettere ai calciatori di migliorare la loro conoscenza della lingua della regina in generale e magari di specializzarsi un po’ nel dialetto londinese del loro allenatore. Un docente della scuola di Southsea, nell’Hampshire, dove i calciatori dovranno seguire i corsi, ha spiegato che tale esigenza è nata dalla constatazione che il livello di conoscenza della lingua inglese da parte degli stranieri e dei loro familiari è troppo basso e rende effettivamente difficile l’interazione in campo tra compagni di squadra e con l’allenatore.

D’altra parte non sono solo i giocatore del Portsmouth ad avere di questi problemi, ne sa qualcosa Juande Ramos, manager del Tottenham, che vive ormai da un anno a Londra ma solo pochi giorni fa è riuscito a tenere la sua prima conferenza stampa in inglese. Sempre parlando di spagnoli la società gallese dello Swansea City ha obbligato i due nuovi acquisti, Jordi Gomez e Gorka Pintado, a seguire dei corsi di lingua visto che il loro livello era davvero troppo basso per potergli permettere di lavorare al meglio.

Che gli inglesi ci tengano al fatto che gli stranieri imparino la loro lingua è poi cosa abbastanza nota, tutti ricordiamo le parodie di Fabio Capello nate in seguito alle sue prime dichiarazioni in un inglese stentato. Alla luce di questa storia c’è dunque da fare un applauso a José Mourinho che parla l’italiano in maniera quasi impeccabile e lo fa sin dalle sue prime dichiarazioni da interista.

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