Dieci anni fa: la Seria A? Il campionato più bello del mondo. Cinque anni fa: la Serie A? Il campionato più difficile del mondo. Oggi: la Serie A? Il quarto (forse) campionato d’Europa. Dalle stelle alle stalle in poche abili mosse. Com’è che la squadra più titolata sul pianeta, il Milan stellare che quando sentiva la musichetta della Champions si trasformava in corazzata spettacolare, ora deve pescare nella memoria per ricordare un successo casalingo a livello continentale? Era il 6 novembre del 2008, Milan-Braga 1-0. E ancora: sette “pappine” in due partite al cospetto di un Manchester United “così e così”, uno 0-4 europeo che rimanda allo storico poker del Deportivo al Riazor di La Coruna sei anni fa. Un lento inesorabile declino del club ammiraglia delle notti infrasettimanali italiane, almeno nello scorso decennio dove il Diavolo ha raggiunto ben tre finali di Coppa Campioni.

I petrol-euro di Massimo Moratti: a centinaia tra stipendi e acquisti, l’Inter ha partecipato consecutivamente alle ultime cinque edizioni della Champions League. Piazzamenti? Quarti di finale, quarti di finale, ottavi di finale, ottavi di finale, ottavi di finale. Ce la farà quest’anno a portare alta la bandiera tricolore del nostro calcio uscendo indenne dallo Stamford Bridge al cospetto del Chelsea di Carlo Ancelotti? Speriamo, difficile. E’ che altrove si gioca diversamente, e meglio, a partire dal campionato al sabato o alla domenica: zero quotidiani sportivi e zero moviole per cominciare, e poi corsa, pressing, agonismo, divertimento, stress ridotto al lumicino. E’ il calcio di oggi, quello dei quattro posti in Champions, quelli che merita la Germania.

La Bundesliga è un signor campionato: stadi moderni e sempre pieni, partite spettacolari e squadre che in Europa macinano i sassi. Se pure lo Stoccarda mette sotto il Barcellona di Guardiola, se le formazioni teutoniche spadroneggiano puntualmente in Europa League, se ogni anno rischia di vincere il titolo una squadra diversa, se questo e più di questo non basta per vedere quattro compagini nell’Europa che conta, allora cosa? A noi un Ferraris o un Bentegodi stile campo minato, tafferugli da terzo mondo e incendi domenicali sugli spalti, Pistocchi e Cesari, Mosca e Sconcerti, Lo Monaco e Mourinho. E allora ci si appiglia agli errori di Ovrebo, a Milito contro i Blues, a Diego al Craven Cottage, arrampicarsi sugli specchi per salvare una faccia ormai persa. Non è servita Berlino, non Atene: i gol di Aguilera ad Anfield o di Batistuta a Wembley sono fotografie in bianco e nero che valgono molto più degli squilli di Inzaghi nel 2007 o del tiro di Cambiasso due settimane fa.

All’epoca la Samp in finale di Coppa Campioni, o il Torino a giocarsi la Uefa contro l’Ajax, o ancora il Cagliari in semifinale sempre di Uefa: sette finali di fila per le squadre italiane negli anni ’90, sette finali di Champions. Ora speriamo (speriamo!!!) nella Juve che passa contro il Fulham e in un passo falso dell’Amburgo contro l’Anderlecht. Va bene, è una ruota, cicli del calcio: ma è una desolazione che non ammette retorica. Seppur Moratti o Berlusconi, Elkann o i Della Valle, seppur chiunque non intenda ammetterlo, stiamo retrocedendo nella Serie B del calcio europeo. Come il Portogallo o la Francia, che forse sono pure meglio: il Lione che elimina il Real, il Lille che batte il Liverpool, squadre lusitane sempre presenti nei turni ad eliminazione diretta. Al diavolo questo quarto posto, torniamo a giocare a pallone: in fondo, se solo ci applicassimo senza isterismi e con determinazione, siamo ancora i più bravi in questo sport. Più degli inglesi, più degli spagnoli.

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Video Europa League: Juventus – Fulham 3-1 – 11 Marzo 2010 – Highlights HD

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