Da piccolo voleva fare il mago; se ne stava a Tandil, cittadina di 100mila abitandi a 350 chilometri da Buenos Aires, lo stesso luogo che qualche anno dopo avrebbe dato i natali all’ex interista Mariano Gonzales o al forte tennista Juan Martin Del Potro. Presto abbandonò quella bizzarra aspirazione, innamorato com’era di Diego Armando Maradona, che lui elesse a idolo: è Mauro German Camoranesi che di professione fa il calciatore e, sono in ambito lavorativo, è un italiano. Per il resto si emoziona per l’inno argentino e li bisbiglia con gli occhi lucidi, come è accaduto sabato scorso prima dell’inizio del match di rugby tra Italia e Argentina.

Lui era sulle tribune dal quale i suoi tifosi lo acclamano quando scorazza sulla corsia destra, appiccicata addosso la maglia juventina con la quale sabato sera si barderà per affrontare l’Inter. Ancora non sa se giocherà titolare, Mauro viene da un infortunio e nonostante i 20 minuti contro il Genoa ancora nutre qualche riserva sulle sue condizioni fisiche: “Mi sento un giocatore che se non è al cento per cento è un peso per la squadra, devo lavorare molto per farmi le gambe, sono fuori da troppo tempo“. A Chievo declinò la “chiamata” di Ranieri che voleva farlo entrare per Tiago; smentite eventuali ripicche nei confronti del suo allenatore, la verità è che Camoranesi non può permettersi per sé e la Juve di farsi nuovamente male.

Mercoledì volerà in Grecia con la Nazionale italiana, Lippi presumibilmente lo risparmierà. E così è già tutto proiettato al derby d’Italia, sfida clou del tredicesimo turno di Serie A: sabato sera a San Siro sarà Ibrahimovic contro Del Piero. “Lo svedese permette all’Inter di fare risultato, è il giocatore più determinante, per il resto nella squadra nerazzurra alcuni giocatori fanno numero, altri sono bravi” la stoccatina dell’oriundo. Giusto per mettere pepe a questa lunga vigilia. E la Juve?

“Non c’è mai stata crisi, da quando sono uscito di squadra è iniziata una serie pazzesca e abbiamo vinto anche a Madrid, son mancati solo i risultati. Insomma solo una grande squadra può fare a meno di 4-5 titolari e vincere sette gare di fila. Inferiori all’Inter? Siamo tre punti dietro, siamo competitivi e l’ho sempre detto: non so dove arriveremo, ma lotteremo fino alla fine”

Già tre volte ha messo la sua firma nella sfida tra le due più amate dagli italiani: l’anno scorso il suo nome comparì sia sul tabellone dell’Olimpico che su quello del Meazza. Inter-Juve è già cominciata.

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