E arrivò anche il giorno di Rafael Benitez ad Appiano Gentile, allenatore numero enne della gestione Massimo Moratti: come ormai tutti sanno il tecnico spagnolo è il nuovo condottiero dell’Inter e se da un lato prende in gestione una schiera di giocatori molto forti (per cui il suo non sarà un lavoro difficilissimo), dall’altro deve confrontarsi con una stagione quasi perfetta e con lo spettro di José Mourinho, un tale portoghese che dalle parti di Milano ha ancora orde di spasimanti innamorati persi di lui. Insomma, la presentazione dell’ex allenatore di Valencia e Liverpool ha avuto un’importanza relativa, ma tanta era la curiosità per vedere l’approccio del nuovo trainer nerazzurro con la stampa e con i riferimenti al più recente passato.

Esordisce mescolando spagnolo e italiano, non ha preparato frasi ad effetto di mourinhana memoria (“Non sono un pirla“), risponde con garbo alle domande dei giornalisti non lesinando in alcuni frangenti battute di spirito. Insomma, assodato che “sono qui per vincere” e che “non so se sono un pirla, ma di certo mi reputo intelligente“, si passa a parlare seriamente di futuro: “No, non mi riconosco come anti-Mourinho. Lui ha fatto un grande lavoro qui, io sono diverso e voglio fare il mio lavoro. Dopo la grande annata abbiamo la possibilità di vincere sei trofei e ci proveremo. Non c’è molto tempo per preparare le Supercoppe in agosto ma abbiamo esperienza e possiamo farlo. Questi sono i primi obiettivi, alla Champions League penseremo più avanti. Se ho parlato con Mourinho? No, siamo entrambi molto occupati“.

Le immagini della presentazione del nuovo allenatore dell’Inter Rafa Benitez




Per mantenere questa mentalità vincente ci sarà molto da lavorare, Benitez spiega come: “Tutti sappiamo che esistono stili diversi di fare calcio. Difficile dire che cosa è meglio. La mia mentalità è vincere giocando un buon calcio, in base ai giocatori che si ha. Se non si possono fare le due cose, meglio iniziare con vincere, e poi migliorare il gioco. L’esperienza mi dice che devi conoscere prima i giocatori per sapere come rapportarti a loro. Poi ognuno h i suoi metodi, ma l’obiettivo è quello di mantenere lo spirito vincente. Il livello della squadra è alto, se riusciamo a mantenere la mentalità vincente il più è fatto. La prima cosa che ho fatto è stata parlare con Zanetti, per sapere cosa pensa il capitano. Il sistema dello scorso anno, il 4-2-3-1 mi piace, l’ho fatto in passato, possiamo anche giocare con tre centrocampisti, ma cambiare tutto non mi sembrerebbe intelligente. E’ difficile migliorare una squadra che ha fatto un anno quasi perfetto, ma stiamo lavorando per farlo. Ne ho parlato con Branca, ma non dò vantaggi agli avversari“.

Poi via a parlare dei singoli. Maicon: “E’ un giocatore importante per noi, gli auguro successo col Brasile. Al momento è un nostro giocatore“; Cambiasso: “Reputo sia di grandissimo livello“; Balotelli: “Ha qualità e siamo felice che sia con noi, poi dovrò iniziare a lavorare con lui e lui a lavorare con la giusta mentalità“; Coutinho: “E’ molto giovane ma abbiamo molte informazioni su di lui“. Di Mascherano preferisce non parlare. E sul presunto contatto tra lui e la Juve, cosa ha da dire? “Nel calcio si parla di tutto, ma la cosa che conta è il matrimonio. E io il matrimonio l’ho fatto con l’Inter. La Juve? Non mi ricordo, non ho tanta memoria“; mentre non dimentica Liverpool: “Chiaramente è stato difficile lasciare il Liverpool, ci ho vissuto tanti anni. Ma questa era una opportunità perfetta. Ho parlato con molti dei miei ex giocatori, mi hanno fatto in bocca al lupo, ma pensano ai Mondiali“. E infine il Benitez zuzzurellone.

La prima cosa che ho notato è che in Italia si respira calcio in ogni momento. L’ho notato in Sardegna, dove prima c’erano giornalisti che mi marcavano a zona, poi uno che mi marcava a uomo, poi paparazzi schierati col 4-5-1, col 4-3-3. Ero circondato. La mentalità che mi aspetto è simile a quella spagnola. Mi aspetto attacchi dalla stampa, ma se facciamo un buon calcio e vinciamo sarà tutto più facile“. A proposito di Sardegna, era lì che si trovava quando è squillato il cellulare: “Io ero in Sardegna tranquillo, cercavo un accordo di uscita col Liverpool, poi ho ricevuto una chiamata. E sono orgoglioso di essere qui“. Per soli due anni, però: come diavolo è possibile per un tecnico abituato ai cicli? “In Italia non è normale fare un contratto lungo. E’ di due, ma se lavoriamo bene posso ripetere un ciclo come al Liverpool, di sei, sette, otto anni“. Salute.



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