L’incredibile eliminazione dell’Under 21 italiana ad opera della Bielorussia, ha lasciato strasichi pesanti nel clan azzurro, e non solo a livello giovanile. La batosta di Borisov è stata la punta dell’iceberg di un 2010 da buttare per le nostre selezioni nazionali (dal Mondiale sudafricano, alle debacle dell’Under 20 e dell’Under 19), ma anche, più in generale, un fallimento con tanto di eclatante capolinea per Pierluigi Casiraghi e la sua gestione di questa squadra, sin da quando si è seduto sulla panchina degli azzurrini.

I giovani italiani, capaci di vincere per tre edizioni di fila l’Europeo di categoria (l’impresa riuscì a Cesare Maldini), ma di nuovo vittoriosi con Tardelli e Gentile, capaci di conquistare un bronzo olimpico, ebbene, tutto questo pare svanito nel nulla. Dove sono le colpe di Casiraghi e dove quelle dei club che poco investono sulle nuove leve, neanche in Serie B? Difficile stabilirlo, certo è che l’ormai ex tecnico degli azzurrini ha avuto per le mani, in vari mandati, fior fior di giocatori, fallendo sempre l’obiettivo.

Una qualificazione ai giochi olimpici di Pechino acciuffata per i capelli, ai rigori contro il Portogallo, poi in Cina la debacle col Belgio. E poi le sberle della Germania nella semifinale degli Europei svedesi, fino alla zoppicante marcia nelle qualificazioni del prossimo, di Europeo: spareggi acciuffati per il rotto della cuffia, 2-0 nell’andata di Rieti, poi capitombolo nella Russia Bianca. Certo, non c’erano gli squalificati Schelotto e De Silvestri, che di fatto hanno lasciato sguarnita una fascia, ma amministrare un doppio vantaggio a Borisov era un dovere.

E ora, da dove ripartire? Se lo chiedono nella Federazione, con la margherita che anziché perdere i petali ogni giorno ne guadagna uno in più. All’inizio s’era fatto il nome di Davide Ballardini, poi quello di Beppe Bergomi (attualmente allena la Beretti del Monza), e ancora Billy Costacurta, Daniele Zoratto e un ritorno di Claudio Gentile. Tante le proposte, ma alla fine si tratta solo di metter qualcuno su una panchina che per un decennio accoglieva allenatori vincenti in lungo e largo per l’Europa. Già, perché la rinascita dell’Under 21 non passerà dal sostituto di Casiraghi, ma dalla voglia del calcio italiano di puntare seriamente sulla incoscienza dei venti anni.

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