Ve lo sareste immaginati Ezequiel Lavezzi con la maglia della Fermana? Otto anni fa, quando el Pocho era poco più che 15enne, arrivò sino a Fermo per fare un provino per la squadra del presidente Battaglioni ma non fu tesserato per il suo status da extracomunitario. E ancora, come lo vedreste con la maglia del Genoa? Eppure il peperino argentino la maglia del Grifone l’ha indossata in tre occasioni, durante le amichevoli che precedettero la condanna della squadra di Preziosi al doppio salto all’indietro dalla A alla C. Per un motivo o per l’altro, il destino aveva in serbo per Lavezzi una sola squadra, il Napoli del suo idolo Maradona che giunse alle pendici del Vesuvio un 5 luglio, esattamente come l’attuale numero 7 azzurro, arrivato nel capoluogo campano il 5 luglio 2007 (Fotogallery).

Dopo poco più di un anno Lavezzi è un idolo del San Paolo: la gente lo venera e lui ricambia sfornando gol e assist (14 reti in 50 partite con la maglia azzurra fino ad ora), oltre che parole al miele per la “sua” gente. In una intervista rilasciata a Radio Mitre di Buenos Aires, una delle poche per via del suo carattere schivo, ha parlato del più e del meno, rivelando tra l’altro che “io voglio restare. So che il Chelsea mi ha cercato ma di questa trattative si occupano il procuratore e la società. Credo che non ci sia alcuna intenzione di cedermi e ne sono felice, a Napoli sto benissimo“. Insomma, è amore. Ma ai colleghi argentini ha detto molto altro.

Due parole sulla Serie A, il Napoli e la Nazionale.

“Ho tentato di adattarmi in fretta al calcio italiano e credo di esserci riuscito. Qui per gli attaccanti è durissima perché tatticamente si gioca un calcio molto ordinato, difficilmente si affrontano difese distratte o non ben schierate. Se non sei veloce, gli avversari ti mangiano. Il nostro campionato? La gente si gode questo momento e trasmette il suo entusiasmo alla squadra. Rispetto allo scorso anno ci siamo rinforzati, sono arrivati 3-4 giocatori nuovi che si sono subito adattati. Penso che il Napoli rappresenti la rivelazione del campionato perché esprime buon calcio con una squadra giovane. Dobbiamo continuare così, e anche se sembra difficile noi ci crediamo. La Seleccion? La convocazione è figlia del rendimento che esprimi con la tua squadra, ora sto giocando bene ed è arrivata la chiamata ma io sogno di essere un elemento fisso della nazionale anche se mi rendo conto che abbiamo tanti bravi attaccanti e la concorrenza è spietata. In questo dovrà aiutarmi il Napoli.”

Poi qualche battuta sul rinomato calore dei napoletani.

“Da molti calciatori che erano stati qui avevo saputo della passione con cui i napoletani seguono il calcio ma l’ho capita davvero stando qui. Una cosa mi commuove più delle altre. Qui l’amore per gli argentini, siano calciatore oppure no, è immensoAgli amici e parenti argentini racconto mille cose su Napoli eppure quando poi vengono a trovarmi non credono ai loro occhi e si stupiscono per la venerazione che mi circonda.”

Attestati di stima al neo ct della Nazionale (e suo idolo) Diego Armando Maradona.

“Leggo poco i giornali, non parlo quasi mai. So che i confronti con Maradona sono cominciati dal giorno in cui sono arrivato e in proposito ho sempre detto ‘Diego è il calcio mentre io sono solo uno che corre dietro alla palla’. Credo sia chiaro a tuttiHo saputo della petizione di quei tifosi che vorrebbero vedermi con la maglia numero 10, ormai non mi sorprendo più di nulla, questa gente è meravigliosa.”

E infine curiosità della vita di tutti i giorni.

“Complicato uscire di casa. Se provo a entrare in un locale sono assediato da tifosi che vogliono un autografo o una foto. Per quello frequento solo un paio di ristoranti. Non posso entrare in un negozio di abbigliamento, allora faccio come si comportava Diego, telefono e fisso un appuntamento in orario di chiusura a saracinesche abbassate. In Argentina invece riesco ancora a passare inosservato. Uno deve imparare a godersi questi momenti senza però mai dimenticare quelli del passato, quando, per andare all’allenamento, dovevo farmela a piedi sino alla fermata dell’autobus. Ma anche quel periodo della giovinezza è stato importante perché ha contribuito a formare il mio carattere. Siamo sei sudamericani qui a Napoli e passiamo quasi tutte le giornate assieme. Una volta alla settimana organizziamo la grigliata di carne. In questo senso è stato fondamentale l’arrivo di Denis, un vero e proprio specialista. Ed è anche un bravo cuoco.”

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