Dopo l’ottima stagione di Catania, in fondo ci sperava: Albano Bizzarri, portiere argentino della Lazio, aveva iniziato questa stagione carico a mille, conscio dei dubbi di Diego Armando Maradona nei confronti dei portieri della Selecion. Ma l’Argentina, a giugno, sarà in Sudafrica senza di lui, perché l’infortunio che l’estremo difensore patì il 5 novembre scorso al Madrigal di Villarreal s’è rivelato più tignoso del previsto, un baratro inesorabile da cui Bizzarri pareva esserne uscito nel dicembre scorso, salvo poi risprofondarci in questi giorni.

Una distrazione alla spalla, con elongazione tendinea, roba che sembrava dovesse guarire in un mesetto. Ma i dolori, in fondo, non lo avevano mai abbandonato, nonostante il suo procuratore assicurasse che la riabilitazione andasse più che bene; contatti con la Sampdoria, lui voleva giocare per 6 mesi per confondere le idee al ct dell’Argentina, ma gli ulteriori accertamenti della settimana scorsa sono stati una vera e propria doccia fredda. Il tendine è lesionato, lunedì è stato operato e ne avrà per quattro mesi: già domani volerà in patria per cominciare la riabilitazione.

Strana carriera quella di Albano Bizzarri, divenuto enfant prodige nel campionato argentino con la maglia del Racing; sirene europee, e pure prestigiose, secondo al Real Madrid con in bacheca una Champions, quella del 2000. Ma lui voleva giocare di più, si conquistò una maglia da titolare, e per sei anni, col Valladolid, salvo poi dirottare su Terragona, coi catalani di nuova in Liga dopo un mucchio di anni. Stagione disastrosa, Lo Monaco lo portò a Catania: dopo un anno in combutta con Polito per il posto da titolare, l’anno scorso giocò sempre. E bene. Il salto di qualità nella capitale, ma evidentemente i portieri argentini alla Lazio non hanno fortuna: chiedere a Carrizo

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