Sognare si può. E si può farlo anche nella Sicilia che non si chiama Catania o Palermo, le cui squadre di calcio catalizzano da anni ormai l’attenzione degli appassionati pallonari dell’Isola; a tenere banco in questi giorni è infatti un altro derby siculo, quello tra Trapani e Siracusa che ogni domenica seguiamo anche su questo blog: i granata della costa ovest sono primi con 6 punti di distacco rispetti ai corregionali, di blu vestiti e di stanza dall’altro versante, la costa est. Ma se il Siracusa bazzica tra terza e quarta serie da tempo con discreti risultati (e con ambizioni dichiarate), il Trapani è una mezza Cenerentola di questa Prima Divisione della Lega Pro, una squadra che appena quattro anni fa calcava i polverosi campi di Eccellenza.

Nel 2007-08, infatti, sotto la guida dell’ex Reggina, Parma e Ancona Tarcisio Catanese, il Trapani (tra l’altro sorto dalle ceneri di un club fallito a inizio millennio) riuscì a salire in Serie D grazie alla vittoria dei play-off nazionali e l’anno successivo consolidò la sua presenza in quinta serie con un 13esimo posto senza né infamia né onore. Poi nell’estate del 2009, appena due anni e mezzo fa, l’intuizione del presidente (dal 2005) Vittorio Morace, armatore napoletano ultrasettantenne detto “Il Comandante“: ebbene, fu acquistato un giovane e sconosciuto allenatore allora 41enne, tale Roberto Boscaglia di Gela che aveva vinto un paio di campionati di Eccellenza con l’Alcamo e la Nissa. Affidatogli pieni poteri tecnici e decisionali, sotto la guida di Boscaglia il Trapani ha iniziato a volare.

Nel 2010 conclude al 2° posto nel Girone I di Serie D ma viene ripescato in Seconda Divisione, facendo così l’ingresso nel calcio professionistico; squadra che vince non si cambia, l’avventura continua in quarta serie dove l’anno scorso ben figurò arrivando sino ai play-off (secondo posto in classifica dietro il Latina): e al Provinciale i granata si conquistarono la Prima Divisione battendo il Neapolis e l’Avellino, quest’ultimi per 3-1 dopo i tempi supplementari (era finita 2-1 per gli irpini all’andata) il 12 giugno scorso. Dunque comincia il nuovo campionato in una serie che non vedeva la formazione trapanese dal 1997; e cosa ti combina la solita banda terribile al comando di Roberto Boscaglia? Primato e fuga nel Girone B, la Serie B si avvicina e non è più solo un sogno.

Dopo tre vittorie di fila all’esordio, qualche battuta d’arresto qua e là, poi dopo il 2-1 subito al Rocco di Trieste, il Trapani ha cominciato a macinare vittorie e punti, non fermandosi più: otto vittorie di fila, l’ultima contro lo Spezia per 1-0 (rete del tedesco Salvatore Gambino, per lui anche uno scudetto col Borussia Dortmund nel 2002), complice la penalizzazione del Siracusa di Sottil (-5 punti) ora i granata veleggiano nei piani altissimi della classifica. Merito di Boscaglia e i suoi ragazzi, da Madonia al succitato Gambino, da capitan Filippi al rigorista Barraco, col pizzico di esperienza necessaria fornita dal palermitano ex Salernitana, Catania e Reggina Giacomo Tedesco. Ma cosa ne pensa di tutto questo clamore e questo entusiasmo dei tifosi trapanese mister Boscaglia? Così parlava prima della gara di domenica scorsa contro lo Spezia:

Attenzione verso il Trapani? Mi deve scivolare tutto addosso. Per chi fa questo mestiere è fondamentale. Siamo gli stessi di qualche mese fa. Sono cambiati i risultato perché abbiamo preso consapevolezza. Per il resto non è cambiato nulla. E’ normale che la stampa parli di chi vince. Noi dobbiamo convivere con questa attenzione. Più facile gestire il primo posto? Il lavoro di un allenatore, se fatto bene, non deve cambiare in nessun caso. La gestione dei giocatori è la stessa. Non bisogna cambiare gestione per non spezzare nessuno standard di comportamento. Io sono arrivato qui in serie D e la gestione è sempre la stessa. Se i giocatori subiscono degli sbalzi psicologici vuol dire che non si è lavorato bene prima”.

Ma i ragazzi come vivono la gloria?

“Io credo che nella storia dell’umanità nessuno si sia reso conti di scrivere la storia sul momento. Tempo fa dissi che stavamo scrivendo una pagina importante e che probabilmente ci verrà riconosciuto in futuro. Come il Trapani di Arcoleo (a inizio anni ’90 arrivò ai play-off di C1 partendo dalla Serie D, ndr). Lo viviamo in modo reale lavorando giorno dopo giorno. Altrimenti ci mettiamo a pensare e non va bene”.

Complimentoni dunque a questo Trapani, ma in bocca al lupo anche al Siracusa: magari a giugno entrambe queste formazioni si troveranno a festeggiare una incredibile quanto insperata promozione in Serie B. Considerazione finale: il Trapani gioca e vince bene o male con la stessa squadra della Serie D; è evidente che un buon allenatore e la progettualità siano fattori fondamentali per ben figurare dalla B in giù (il Varese di Sannino ne è un esempio). Poi con un pizzico di malizia e con lo stesso entusiasmo si può tentare il colpaccio anche in seconda serie (i doppi salti di Modena, Como, Novara…). La A è tutta un’altra storia, ma per fortuna esistono anche le serie minori. Per poter raccontare storie di questo genere.

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