Non è certamente il primo affondo di Josè Mourinho al sistema Liga Spagnola. Stavolta il portoghese ce l’ha con gli orari delle partite del Real Madrid, stabiliti dall’organizzazione: le merengues dovranno giocare due partite di fila alle 22, contro Deportivo e Malaga: “Parlo, parlo e parlo, ma non ho la forza o il potere decisionale. Eppure si lamentano tutti. Alcuni hanno la vita più facile, sembrano che possano scegliere a che ora giocare. Questi sono i privilegi che non abbiamo. ”

Mou manda una frecciatina anche agli arbitri: “E ‘molto facile ammonire i giocatori del Real. Con noi, il giallo è il rosso, i falli da niente sono da giallo e siamo fortunati che non ci sono arancioni, perché altrimenti avremmo anche più cartellini arancioni di chiunque altro. Il mio Real Madrid è, dopo quello di Capello, è il più ammonito della storia.

L’allenatore portoghese non disdegna nemmeno una provocazione indirizzata a Guardiola: “Lui è a casa sua, è in quello che io definisco ‘il suo giardino’, dove è nato – continua Mourinho – Tutti sanno tutto ed è molto protetto dalla stampa locale. Lì i giocatori nascono nel club e hanno la filosofia del club, non si può paragonare quella situazione con nessun’altra“.

E a proposito di Guardiola: il rinnovo fino al 2012 di Pep Guardiola è stato una formalità. Lo assicura Sandro Rosell, presidente del Barcellona, qualche ora dopo la firma nero su bianco del tecnico blaugrana. “Non ci è costato nulla convincerlo, da quando sono cominciate le trattative all’accordo sono passati 15 giorni”, rivela Rosell, a detta del quel Guardiola “non è il tecnico più pagato al mondo. Non so quanto guadagna Mourinho ma so che guadagna più di Pep. Guardiola è al Barca per amore, Mourinho è al Real per lavoro, la differenza è questa“.

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