José Mourinho rilancia la versione del complotto. Sarà un caso, ma il povero allenatore portoghese si sceglie sempre squadre perseguitate dai poteri forti. L’anno scorso l’Inter, quest’anno quella squadra di piccoli fiammiferai che è il Real Madrid. In Italia la strategia comunicativa da uomo accerchiato e soverchiato da una Federazione e da arbitri che volevano a tutti i costi far perdere l’Inter ha funzionato. Dal gesto delle manette in giù è divenuto un idolo per i tifosi nerazzurri, ma in Spagna le cose non sembrano funzionare alla stessa maniera.

Tutta la stagione proteste, lamentazioni e riferimento ad oscuri complotti, ma i giornalisti spagnoli non prendono le sue parole come una semplice occasione per fare un titolo. Lo criticano e lo attaccano in sala stampa alimentando l’antipatia per l’allenatore da parte di tanti tifosi (compresa parte di quelli del Real e della sua dirigenza). Lui però non si arrende e insiste ancora una volta addossando la responsabilità dei 7 punti di distanza dal Barcellona capolista al calendario:

Se perdiamo un altro punto, adios. Non sono un fesso, se aumenta il gap e’ finita. Se una squadra (il Barcellona, ndr) gioca il martedì e poi la domenica e un’altra scende in campo mercoledi’ e sabato (il Real, ndr), non si può dire che stiamo lottando con le stesse regole. Qualcuno vuole far finire la Liga in anticipo e io gli darò una mano.

Mou commenta anche l’espulsione di Van Persie che tanto ha fatto arrabbiare Wenger sentenziando che “il Barcellona è aiutato dagli arbitri da due in Champions“. Un punto di vista curioso per un allenatore che lo scorso anno sconfisse i catalani nel doppio confronto (è vero nonostante un’espulsione comminata a Thiago Motta con sceneggiata di Busquets) anche con un gol in fuorigioco di Milito, un rigore evidente su Dani Alves non concesso all’andata e con il gol qualificazione di Bojan annullato al 93′ per un fallo di mano di Yaya Touré sul quale Guardiola ancora mastica amaro.

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