L’altro lato di Josè Mourinho. L’allenatore portoghese ha raccontato senza alcun filtro i suoi desideri in un’intervista alla Cnn. Uno degli uomini più ricercati, fotografati e discussi del panorama calcistico internazionale , vorrebbe poter trascorrere una vita da “persona qualunque”. “Odio la mia vita sociale – ammette il tecnico portoghese – odio il non poter essere un padre normale che va a vedere la partita del figlio assieme a tutti gli altri genitori senza che gli altri vengano da me per foto, autografi o insulti, perché’ c’è anche gente che si mette dietro la porta e insulta mio figlio che ha solo dodici anni. Mi piacerebbe passeggiare normalmente con la mia famiglia per strada e non posso ma sono una persona completamente diversa nella vita privata. Ma lo tengo per me, per le persone che mi sono vicine e un giorno, quando chiuderò la mia carriera, spero di avere ancora qualche anno a disposizione per essere una persona normale e parlo di qualche anno perché’ voglio smettere di allenare a 70 o 75 anni anni“.

Mourinho ama il suo lavoro e lo dimostra quest’ultima frase. Ma la permanenza nel Real Madrid non durerà ancora per molti anni: “Lo scenario ideale sarebbe tornare ad allenare in Inghilterra e vedere ancora Ferguson in panchina perché penso che il calcio perderà tantissimo quando deciderà di ritirarsi, non ci sono allenatori vecchi o giovani. Per me lui è il ‘boss’, lo chiamo sempre così perché è il boss degli allenatori e spero che quando tornerò nel calcio inglese lui sia ancora il manager dello United“.

Lo Special One strizza l’occhio al suo vecchio amore, il Chelsea: ” Io al City? Non ci penso, ho quattro anni di contratto col Real Madrid e se ho firmato è perché in questo periodo della mia carriera mi vedo al Real e in nessun altro club. Poi, il passo successivo, sarà l’Inghilterra, quando non lo so e non ne ho idea perché per adesso sono felicissimo di allenare la miglior squadra al mondo. Il Chelseaa? Con Roman Abramovich mi ci sento spesso e l’ultimo esempio è con Essien: stava andando in un altro club ma gli ho telefonato e gli ho detto ‘per favore, lascialo al tuo amico’ e così ha fatto. Abbiamo un grande rapporto”.

Mouriho, infine, non bada molto a chi non lo stima a livello caratteriale e calcistico: “E’ normale perché la gente pensa di conoscermi ma non è così. Il pubblico conosce l’allenatore, soprattutto l’allenatore durante i novanta minuti della partita e durante quei 90 minuti non sono lì per divertirmi. Sono lì per fare il mio lavoro, per vincere, sono con la mia squadra per provare a vincere, sono lì e vivo la partita come se fosse l’ultima della mia carriera. Per cui la gente mi osserva e vede quello che vede. Poi ci sono le conferenze stampa ma quella è un’altra partita, che sia la conferenza stampa della vigilia o quella post-partita. Ma la gente non mi conosce come un amico, come un padre di famiglia, come allenatore all’interno di un club, non conosce i rapporti che ho con la gente con cui lavoro. Per cui non mi lamento, né dico che la gente si sbaglia o che mi guarda in modo sbagliato. Questa gente vede solo quello che vede“.

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ultimo aggiornamento: 02-10-2012


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