Alle 22 e 40 del 17 aprile 2006 l’allenatore della Lazio Delio Rossi e il suo presidente Claudio Lotito parlavano al telefono dell’affare Ledesma e della possibilità di far arrivare all’Olimpico un Lecce ammorbidito. Repubblica rese nota la chiacchierata con tutti gli strascichi polemici che ne seguirono (pochi a dire il vero in confronto alla rivolta popolare che si scatenò nel maggio 2006 per le altre ben note intercettazioni).

Il Procuratore Federale Stefano Palazzi è ancora al lavoro, insieme alla magistratura ordinaria, su quei dialoghi sospetti che ieri si sono infarciti di un nuovo capitolo. Sono le 20 e 56 dello stesso giorno e Lotito continua a scambiare due parole in modo amabile col suo fido Rossi; nuovo argomento del giorno: epurazione di due elementi della rosa biancoceleste.

Lotito: “…io adesso devo cercà de collocà Sereni e de collocà… (un giocatore ancora della Lazio, ndr). Questa è la prima cosa, perché so che non li vuoi in mezzo ai coglioni e c’hai ragione“. Delio Rossi: “No, no, non li voglio manco in ritiro, non li voglio, cioè non devono proprio transitare“. Ancora Lotito:

Eh, Delio, farò del tutto pe’ non falli venì in ritiro, su questo non c’ho mai dubbi, devo trovà la soluzione. Adesso sto lavorando su… (l’altro giocatore laziale, ndr) pe’ mandallo, nessuno lo sa, al Torino. Sto a lavorà su… io lo volevo mannà ad Ascoli, però quello non ce vò andà, questo è, devo convince Antonelli… E poi, invece, pe’ lavorà co coso su su Sereni vediamo un po’… col Parma, adesso vediamo… o co la Fiorentina… questo è un po’… dalle scatole questi qua…“.

Questi stralci di conversazione sono apparsi sul sito www.laziali.info e gettano nuove ombre su un duo che pareva integerrimo moralizzatore e stakanovista lavoratore sul campo di calcio. Pronta la reazione di Matteo Sereni, o meglio della moglie-procuratore: “E’ tutto molto grave. Persino più grave di quello che sapevamo tutti. Sono allibita, esterrefatta. Che nel 2006 il presidente Lotito avesse deciso di mettere fuori rosa mio marito senza che Matteo avesse alcuna colpa, alcuna responsabilità, si sapeva. E così è poi successo, purtroppo“.

Però mai e poi mai avremmo pensato che addirittura un anno e mezzo fa, nell’aprile del 2006, anche il mister della Lazio, anche Delio Rossi avesse già deciso di escludere le persone in questa maniera. Di bandirle. Di levarle di mezzo. Di farle fuori. E di fare tutto ciò a priori, indipendentemente dalle doti professionali e umane di quelle persone: anzi, senza nemmeno valutarle, quelle doti. Sì, io e mio marito siamo profondamente delusi, amareggiati. E’ proprio una vergogna“.

Ennesima figura grama, che seppur passerà in cavalleria come probabile che sia getta ulteriori e pasanti ombre sulla condotta dei due.

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