Secondo Freak Antoni una volta toccato il fondo si può anche cominciare a scavare. Da inguaribile ottimista voglio invece sperare che il ko interno con la Lazio (probabilmente il punto più basso dell’era post Tanzi) sia invece il fondone su cui puntare i piedi per darsi lo slancio per risalire verso il pelo dell’acqua e la luce del sole.
Intendiamoci, si può anche perdere 3-1 in casa contro una squadra oggettivamente più forte (Rocchi e Pandev formano una coppia stellare, tra le migliori d’Europa) e in altre epoche (17 gennaio 1999) i biancocelesti avevano già espugnato il Tardini con identico punteggio, grazie anche a una magia (un meraviglioso tacco di Mancini su calcio d’angolo a spezzare l’equilibrio) che incantò il pubblico e causò non meno dolore di oggi, dal momento che in quella stagione c’era in ballo addirittura lo scudetto.
Quello che offende naturalmente è in modo: bisognerebbe consultare gli almanacchi per recuperare un precedente di una squadra che, in vanataggio di un gol e di un uomo al ventesimo del primo tempo, scompare letteralmente dal campo, subisce tre reti rischiando di subirne altrettante e affonda inopinatamente tra i fischi del proprio pubblico. Una squadra in lotta per la salvezza non può non sfruttare al meglio queste opportunità che le circostanze offrono, se non si riescono a portare a casa tre punti in gare come quelle di sabato, non si capisce come si possa sperare di evitare la retrocessione.

Per fortuna il vero Parma non è quello della partita con la Lazio, o almeno voglio sperare che non sia così. E se la punizione dell’ottimo Luca Cigarini (unico a salvarsi con Igor Budan nella squadra crociata) avesse centrato il sette invece del palo portando i gialloblù sul 2-0 forse staremmo parlando di un’altra partita e festeggiando una serie positiva di cinque turni. Purtroppo invece non è andata così e ciascuno deve assumersi le sue responsabilità per quello che è accaduto.

Naturalmente i giocatori in primis. Detto di Cigarini (vox clamans in deserto) e di Budan (implacabile: un gol fatto, uno salvato sulla linea e uno annullato per un fallo che ha visto solo Saccani), tutti gli altri hanno qualcosa sulla coscienza. Da Bucci, immobile sul colpo di testa di Stendardo (così come sulla non irresisitibile punizione di Ledesma stampatasi sulla traversa poco prima) e non impeccabile sul gol di Pandev) a Castellini dalla cui parte sono scappati praticamente tutti. Da Dessena, autore di tanti, troppi errori in fasi di gioco tutto sommato non complicate a un irritante Gasbarroni che ha provato per tutto il tempo a vincere la partita da solo con i risultati che sappiamo. Se infine anche una delle colonne di questa squadra, Massimo Paci, va in tilt e tra un’incertezza e l’altra consegna la palla del 2-1 a Rocchi come il peggiore degli amatori, allora significa che c’è davvero qualcosa che non va.

La gestione tecnica (la mente Pioli, squalificato in tribuna, e il braccio Murelli) non è naturalmente esente da colpe: tre quarti di formazione era obbligata causa assenze ma le scelte tattiche mi hanno lasciato molto perplesso. Perché schierare Dedić a sinistra dopo che per tutta la stagione a giocato (spesso bene) a destra dove si trova meglio? Era evidente a tutti che lo sloveno non era suo agio da quella parte mentre avrebbe potuto trovarsi meglio contro Zauri che non ha il suo passo. Perché non sfruttare l’uomo in più passando subito al 4-4-2 semplicemente spostando Dedić a fianco di Budan, Dessena più largo e Gasbarroni a sinistra? La velocità dello sloveno avrebbe permesso di sfruttare il contropiede nel momento in cui la Lazio doveva attaccare per di più con un uomo in meno, Gasbarroni avrebbe messo in difficoltà Behrami che non è un difensore puro ma si è dovuto adattare a fare il terzino, e infine Pioli avrebbe avuto un due contro due centrale che poteva dare ottimi risultati. La stessa mossa sull’1-3 non ha sortito alcun effetto perché a quel punto era la Lazio che si chiudeva e ripartiva, affondando come una lama nel burro di una difesa distratta e messa male. Ancora, Dedić avrà pure combinato poco nel suo primo tempo (ma l’espulsione l’ha comunque provocata lui…) ma sostituirlo con Kutuzov, che si è presentato con un destro direttamente sull’Arco di San Lazzaro, significa rinunciare a ogni proposito di rimonta.

I tifosi, poi, ci hanno messo del loro. Giusto e doveroso non essere soddisfatti della prova della squadra, diritto del pubblico utilizzare i fischi per manifestare il dissenso, ma iniziare una violenta e becera contestazione alla fine della prima frazione con tutto il tempo per rimontare grazie anche all’uomo in più è autolesionismo puro, che non può certo aiutare una squadra composta in gran parte da giovani che andrebbero incitati più che insultati. Se fischi devono essere, fischi siano, ma solo a fine partita dopo che tutti hanno dato tutto per cercare di raddrizzare il risultato. Poi, diciamola tutta: il solito ritrito coro Andate a lavorare rivolto a dei diciannovenni che hanno appena finito le superiori e guadagnano poco più del minimo sindacale farebbe ridere, se solo non fosse di una cialtroneria imbarazzante che non fa onore né alla curva che l’ha lanciato, né alle signore impellicciate della tribuna che l’hanno applaudito.

Fortuna che dopo la tensione di fine gara, un incontro tra una delegazione di squadra e società e tifosi dovrebbe aver ricucito in parte lo strappo creatosi sabato. L’ultima cosa di cui hanno bisogno i giocatori del Parma è un clima ostile nelle gare interne dal momento che è palese che si debba costruire la salvezza al Tardini, alla luce del rendimento esterno avuto finora. A partire dalla gara interna col Torino(ma sarebbe bene fare risultato già a Empoli), giocatori e tifosi devono rimboccarsi le maniche e lavorare insieme per l’obiettivo che oggi sembra più lontano che mai: la salvezza.

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