Già nel secondo tempo di Juventus-Lazio è esplosa durissima la contestazione della tifoseria juventina, con cori di disapprovazione da tutto lo stadio. Un’invettiva generalizzata figlia di un malumore covato nel tempo, di un’entità tale ardua da riscontrare nella storia della Juventus, che non risparmia nessuno, dai giocatori al tecnico, passando per la dirigenza bianconera. A fine partita, Ranieri, ha giustificato la contestazione dicendo che “I nostri tifosi sono il nostro popolo e il popolo è sovrano” e, nonostante la delusione, ha provato a rivolgere le sue attenzioni alle partite che mancano fino alla fine della stagione:

“Volevamo arrivare in finale e tentare di vincerla, non ci siamo riusciti. Ora dobbiamo continuare a far bene e cercare di conquistare il secondo posto. Io non mollo mai e continuerò a lavorare duramennte fino alla fine. Adesso mancano sei partite in campionato e dovremo fare al meglio quello che è nelle nostre possibilità. Da domani dobbiamo voltare pagina perché a Reggio Calabria ci aspetta una gara difficile contro una squadra che si deve salvare. Volevamo pressare la Lazio ma non ci siamo riusciti. Ho spostato Giovinco dietro le punte ed è andata meglio, alla fine però la Lazio ha giocato meglio e ha meritato la finale. La formazione iniziale? Non è stata una scelta tecnica, ma fatta sulla considerazione del fatto che alcuni di loro non erano al 100%”

Le parole di Cobolli Gigli:

“La Lazio ha giocato meglio. La contestazione? Cercheremo di sfruttarla per ripartire da qui con più grinta, la useremo come stimolo adesso cerchiamo di fare del nostro meglio fino al termine del campionato e arrivare con più punti possibili. Poi a fine stagione faremo gli acquisti necessari e indispensabili per far sì che queste delusioni non si ripetano. Gli insulti a Cannavaro? A parte che l’operazione non si è ancora conclusa, ma se dovesse arrivare sicuramente farà ricredere i tifosi sul campo. I cori contro Ranieri? Sono molto più pesanti e gravi perché non gli si può non riconoscere che in questi due anni ha fatto un grandissimo lavoro portandoci in Champions e conquistando il secondo posto, al momento, in campionato. Ranieri resta, è inutile ripeterci, l’ha già confermato Blanc qualche giorno fa. Sarà ancora lui il nostro allenatore fino al 2010. È il momento di restare uniti, però i risultati devono arrivare”.

Gongola invece Delio Rossi e la tifoseria laziale. Una stagione figlia della schizofrenia più acuta quella dei biancocelesti, con un inizio veemente, un calo vistoso a metà campionato, una rinascita nelle prime settimane di marzo, un’altra discesa improvvisa con le sconfitte contro Chievo, Catania e Siena, infine l’impennata recente cominciata con la vittoria nel derby e proseguita con il colpaccio a Genova, seguito dalla qualificazione in coppa Italia. Un’annata indecifrabile che potrebbe concludersi con un trofeo proprio nello stadio di casa. D. Rossi sottolinea il ruolino di marcia dei biancocelesti in coppa Italia, castigatori di Milan e Juventus:

“Ci tenevamo a fare bene e ci siamo meritati la finale. Abbiamo eliminato Milan e Juve e devo dire che sono contento per questi ragazzi perché abbiamo avuto un po di alti e bassi quest’anno. Ma questa squadra ha qualità e ha dalla sua l’anagrafe: molti si affacciavano per la prima volta in una piazza importante e credo che il futuro sia dalla loro parte. Il futuro di Zarate? Penso che se questa squadra vuole migliorarsi deve tenere i pezzi pregiati. Prima giocava più per se stesso, oggi più per la squadra e ne trae giovamento anche lui. Penso che il lavoro di un allenatore non vada visto in una partita ma nell’arco di un periodo. La società ha tutto il diritto e il dovere di valutare l’allenatore nella sua interezza, da dove è partito, dove è arrivato e dove vuole arrivare. Ma del mio futuro ne parleremo più avanti”.

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