Tre sconfitte nelle ultime quattro partite, se ti chiami Roma e se le ottieni contro Lazio, Genoa e Milan (tre rivali niente male) in altri tempi avrebbero fatto agitare e non poco le acque giallorosse del Tevere; in nome invece di questo sacrosanto progetto, Luis Enrique rimane saldamente al timone della barca con Walter Sabatini che pare masticare amaro senza però poter dare fiato alla bocca e Franco Baldini, il vero burattinaio della squadra, che difende lo spagnolo a spada tratta:

“Il supporto a Luis Enrique è totale. La sua fortuna è legata alla mia, la scelta di prenderlo è stata molto ponderata. Il gruppo è con lui. Certo in questo momento Luis è un po’ amareggiato, si sente tradito dalla scarsa concentrazione. Sono sicuro però che alla lunga ci toglieremo delle soddisfazioni. L’attesa potrà essere meno dolorosa se ci saranno delle prestazioni confortanti”.

Certo è che ieri il tecnico iberico si è trovato di fronte una squadra in crisi d’identità, con un nugolo di senatori aventi diritto a dire la propria e l’infermeria che continua a riempirsi: sabato sera al Piola di Novara altra battaglia sul sintetico, poi c’è la sosta e una sconfitta vorrebbe significare scossa sismica questa volta percepibile fino a Trigoria. “Se c’è qualcosa che non va, ditelo a me e non fuori” ha detto Enrique riferendosi ad alcuni malumori interni circa metodiche di allenamento, per altro smentite da De Rossi e Perrotta.

Di sicuro contro il Milan le situazioni di palla inattiva sono state interpretate in maniera scandalosa e proprio su queste fasi che il gruppo pretende maggiori dettami. Luis Enrique dal canto suo predica il futbol catalano all’ombra del Cupolone, quando da noi basta invece un calcio d’angolo a mandarti in crisi: lavoro e concentrazione il suo diktat, da oggi e fino a venerdì allenamento alle ore 14. Per far storcere il naso a un gruppo che lo segue sempre meno.

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