Nemmeno 24 ore dal trionfo di Atene e già ci troviamo ad assistere alla prima (e ci auguriamo ultima) caduta di stile dei neo-Campioni d’Europa. Durante il giro celebrativo nel centro di Milano, a bordo di un pullman scoperto su cui i giocatori gaudenti si sbracciavano sventolando la Coppa dalle grandi orecchie, sono parsi normali i goliardici cori anti-Inter. Fa parte della rivalità, dello sfottò. Qualcosa da prendere con il sorriso.
Meno normale è lo striscione squallido che, ad un certo punto è apparso in mano a due giocatori rossoneri, sul quale campeggiava la becera scritta: “Lo Scudetto mettilo nel c…”.
Difficile credere che sia stata un’iniziativa dei calciatori nè tantomeno della società.
Sicuramente i protagonisti di Atene hanno raccolto quello che gli veniva lanciato dai tifosi che seguivano il mezzo.
Ma questo non giustifica l’esposizione dello stesso.
Un modo triste, cafone, ridicolo e populista di festeggiare un successo sportivo. Uno squallore del quale avremmo tutti fatto volentieri a meno.
Passi la rivalità: ma il derby della cafonaggine è meglio perderlo. O no?
Questa volta, il patron nerazzurro Moratti, che in questa stagione, al contrario che nel recente passato, non aveva di certo brillato per signorilità, ha commentato con stile l’episodio, chiudendo ogni polemica con un serafico: “Lo striscione? Normali sfottò”.

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Il post-Atene visto da Gattuso e Nesta

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