Filtrano notizie da Cremona dove si è conclusa la seconda giornata di interrogatori agli arrestati nell’ambito delle indagini sullo scandalo calcioscommesse. Le parole dei soggetti sottoposti alle misure di custodia cautelare stanno complicando la posizione dell’Atalanta che sarebbe coinvolta, con un ruolo decisivo del capitano Cristiano Doni, nel tentativo (in due casi andato a segno) di alterare il risultato di alcune partite dell’ultimo campionato.

Le testimonianze potrebbe fornire materiale utile al procuratore federale Palazzi che ha già aperto un’inchiesta e sta lavorando per rispettare l’obiettivo fissato dal presidente della FIGC Giancarlo Abete: fare chiarezza entro la prima metà di agosto, cioè prima dell’inizio dei campionati. A questo punto diventa fondamentale perché è chiaro che se venisse accertata la responsabilità oggettiva dell’Atalanta tramite i dei suoi tesserati (nel caso Doni) o addirittura la responsabilità diretta (gli indagati al telefono parlavano di “accordo fra le società” per la partita con il Padova) la retrocessione in Lega Pro sarebbe praticamente automatica.

L’Atalanta rischia di rivivere l’incubo del Genoa che nel 2004/05 vinse il campionato di Serie B ma finì in Serie C per la compravendita della gara Genoa – Venezia 3-2, quella della famosa busta con i 250 mila euro per la quale Preziosi è stato squalificato per 5 anni con proposta di radiazione, ma senza che successivamente gli fosse impedito di fare alcunché in senso pratico nel mondo del calcio.

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