A pochi giorni dall’agognato via ufficiale del campionato 2006-2007, è ormai possibile analizzare le rose delle venti contendenti e ipotizzare una gerarchia di valori per la prossima, stranissima, Serie A. La prima della storia senza la Juventus, che si apre con un clima ben diverso rispetto all’ultima stagione post trionfo mondiale, quella del 1982-1983 che, non dimentichiamolo, si chiuse con lo storico scudetto della Roma.
Le stagioni post-mondiali, si sa, sono sempre un po’ pazzerelle, non a caso la favorita d’obbligo dovrebbe essere l’Inter che non trionfa in Serie A (sul campo, almeno) dal 1989. Vuoi per l’assenza della Juventus e il -8 del Milan, vuoi per la faraonica campagna acquisti di Massimo Moratti (ma questa non è una novità), i nerazzurri paiono essere condannati a vincere tanto in Italia quanto in Europa. Finalmente risolto con un nulla di fatto (come era prevedibile) il tormentone Ronaldo-sì Ronaldo-no, Adriano-sì Adriano-no, la rosa in mano a Mancini è di assoluto valore ma, antico difetto della dirigenza interista, invece di investire pesantemente sui reparti più in difficoltà come il portiere (Buffon, per esempio…), e la difesa (Thuram, Gallas, Bonera…), si è scelto di rimpinguare i reparti meglio assortiti come l’attacco (Ibrahimovic e Crespo, a fronte della cessione del solo Martins) e centrocampo (Dacourt, Vieira, Mariano González, Maicon, ecc…). Insomma, il solito affollamento di punte (con Cruz e Recoba), un numero imprecisato di centrocampisti per soli quattro posti (e il dilemma tra quattro in linea e rombo ancora da risolvere), tanti difensori esterni (ma finalmente un terzino sinistro degno di questo nome, se non sarà rimasto all’Olympiastadion: Grosso; con l’aternativa Maxwell), ma i soliti quattro centrali (Materazzi, Cordoba, Samuel e Burdisso) con un anno in più e un bel po’ di partite da giocare, mentre in porta tra Julio Cesar e Toldo sarà una gara a chi fa meno papere, più che una “sana e costruttiva rivalità”. Forse sarà l’esplosione del giovane Andreolli o la consacrazione ad alti livelli di Burdisso a risolvere un po’ dei problemi di Mancini.

Davanti a tutto ciò, nonostante gli otto punti in meno in partenza, vedo ancora meglio il Milan dal momento che non sarebbe la prima volta che arriva con otto punti di vantaggio sull’Inter (a cominciare dai 12 dello scorso anno…). Anche per i rossoneri però il portiere potrebbe diventare un problema, se Dida confermerà le prestazioni della scorsa stagione e il discorso del mancato acquisto di Buffon vale anche per la dirigenza milanista. Tuttavia i rossoneri hanno finalmente fatto un acquisto mirato in difesa (Bonera) e ora sarà compito di Ancelotti risolvere presto il dubbio se impostarlo da terzino al posto di Cafu, o da centrale in attesa che torni ai suoi livelli Maldini (ma ci tornerà?): una stagione sballottato tra due ruoli sarebbe controproducente per tutti. A centrocampo Ancelotti perde Rui Costa e Vogel per Brocchi e Gourcuff, due acquisti che non dovrebbero modificare l’undici titolare, cui piuttosto potrà dare una grossa mano Ambrosini se è recuperato come sembra. Probabilmente sarà il rendimento di Pirlo e Kakà, più che quello generalmente garantito di Seedorf e Gattuso, ha decidere le sorti della stagione del Milan; mentre non mi straccerei troppo le vesti per la partenza di Shevchenko: i rossoneri dispongono sempre di una coppia gol micidiale con il satanasso Inzaghi e il talento di Gilardino, Oliveira vale il Shevchenko che arrivò da Kiev e di certo fra tre anni sarà più utile di Ronaldo, mentre il problema vero sarà la convivenza di due punte centrali come Superpippo e Gila. Anche in questo caso Ancelotti è chiamato a effettuare scelte chiare da subito.

Un gradino sotto le milanesi, la Roma di Spalletti. Una squadra che per tre mesi l’anno scorso ha giocato un calcio stellare, in grado di unire spettacolo e punti, segnando gol a raffica praticamente senza punte di ruolo. Quest’anno non sarà facile ripetersi, ma un posto nelle prime quattro è assicurato, salvo cataclismi, se non altro per mancanza di concorrenza. Pur dovendo fare i conti con qualche ristrettezza economica, il club dei Sensi ha saputo trattenere Mancini e Mexés, ingaggiando giocatori magari non di grido ma utilissimi come Cassetti e Martínez Vidal per la fascia destra, Tonetto per quella sinistra, Vučinić per l’attacco e Pizarro per il centrocampo; un reparto che, con Perrotta, De Rossi, Taddei, Mancini e i giovani Aquilani e Rosi, ha pochi eguali in Europa. Compito di Spalletti sarà gestire tanta quantità e tanta qualità, magari puntando sulla voglia di riscatto di Pizarro dopo l’opaca stagione interista e soprattutto sul suo grande talento. Mentre gli altri nodi da sciogliere, per il tecnico giallorosso, riguardano l’assetto dell’attacco e in particolare le condizioni e la posizione di Totti, che ormai si sente centravanti ma nel ruolo ora ci sono anche Vučinić (che peraltro può giocare esterno sinistro nel 4-3-3, magari con Mancini a destra) e un certo Montella, finalmente ritrovato, che quando è in condizione vale il miglior Inzaghi. Bisognerà infine capire quale sarà la stagione del capitano romanista, dopo un mondiale a scartamento ridotto, e una lunga convalescenza dopo un brutto infortunio. L’altro problema è quello del portiere: Doni e Curci non sembrano esattamente due saracinesche, e l’incertezza sulle gerarchie potrebbe essere un male, più che uno stimolo a migliorarsi; dietro a un pacchetto difensivo che ha ancora bisogno di amalgama tra vecchi e nuovi, servirebbe forse maggiore sicurezza. Ultimo ostacolo: un girone di Champions League tutt’altro che facile che obbligherà Spalletti a schierare quasi sempre la migliore formazione; pur avendo una rosa ampia e competitiva, i giallorossi potrebbero avere qualche problema a garantire un rendimento elevato sulle tre gare a settimana.

Insieme alla Roma, il nuovo Palermo di Guidolin, che avrei considerato sotto i giallorossi prima dell’arrivo di Amauri, mentre con il bomber brasiliano i rosanero fanno il salto di qualità, assicurandosi quella dote di gol che né Caracciolo, né Makinwa sono stati in grado di garantire l’anno scorso. Con l’aggiunta della fantasia e delle reti di Di Michele (in Sicilia già da gennaio) e del bottino di centrocampisti dal gol facile come Bresciano e Fabio Simplicio, il Palermo non avrà certo problemi ad andare in rete e sulla carta è una squadra insidisiossima, almeno dalla cintola in su dove le soluzioni per Guidolin sono molteplici: da quelle più spregiudicate con il tridente Brienza – Amauri – Di Michele e un centrocampo d’assalto con Bresciano, Fabio Simplicio e Corini, a quelle più coperte con un 4-4-2 classico con Diana e Bresciano sugli esterni e una punta in meno. Le dolenti note vengono dalla difesa: è dai 52 gol subiti la scorsa stagione che deve ripartire Guidolin per reimpostare una linea rimasta pressoché identica, anzi un po’ indebolita dalle partenze di Grosso, Terlizzi e Rinaudo (a fronte degli arrivi di Pisano, Dellafiore, Capuano e Bovo). I paurosi sbandamenti di Barzagli & C. possono far precipitare i siciliani ben al di sotto dell’obiettivo minimo del quarto posto, anche perché andrà verificata anche la continuità di Agliardi a certi livelli; compito del tecnico trovare subito un equilibrio a una squadra che oggi sembra sbilanciata in avanti in modo preoccupante.

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ultimo aggiornamento: 07-09-2006


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