Il 16 maggio del 1931 a Begec, nell’ex Yugoslavia, nasceva un mito del nostro calcio e non solo: oggi compie la bellezza di 78 anni Vujadin Boskov, decano degli allenatori che ha legato il suo nome in Italia soprattutto alla Sampdoria. Saggezza dispensata in pillole rimaste ormai nella storia, Boskov fu pure un ottima mezzala (all’occorrenza mediano) sia della nazionale e del Voyvodina che della Sampdora e degli svizzeri dello Young Boys; appese le scarpette al chiodo iniziò ad allenare: prima proprio lo Young Boys, poi il Voyvodina e la Nazionale yugoslava, quini il Den Haag e Feyenoord.

Nel ’78 approdò in Spagna al Real Saragozza, quindi allenò il Real Madrid (perse una finale di Coppa Campioni contro il Liverpool) per poi passare allo Sporting Gijon. Nel’85 fu all’Ascoli, poi passò alla Sampdoria col quale aprì il famoso ciclo (scudetto, due Coppa Italia, Supercoppa Italia, Coppa Coppe e una finale di Coppa Campioni persa contro il Barcellona), quindi Roma, Napoli, Servette, ancora Samp e Perugia, prima di chiudere come selezionate della Yugoslavia (finì nel 2001). Di seguito riportiamo le sue massime più importanti, perle che paiono banali ma che celano una saggezza calcistica ormai senza tempo.

“Rigore è quando arbitro fischia”
“Meglio perdere una volta 3 a 0 che tre volte 1 a 0”
“Pagliuca uscì dall’area come cervo esce da foresta”
“Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma anche compagni…”
“Se vinciamo siamo vincitori, se perdiamo siamo perditori!”
“Io penso che tua testa buona solo per tenere cappello!” (a un giornalista che gli disse che il suo Napoli fosse retrocesso sicuramente)
“Calcio è calcio”
“Calcio è imprevedibile perché tutte le partite cominciano per zero a zero”
“Vincere è meglio che pareggiare; pareggiare meglio che perdere”

Auguri anche a… nessuno.

Qui la scheda completa di Vujadin Boskov.

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