Insieme hanno giocato nella Sampdoria e poi nella Lazio. Anni dopo si sono ritrovati all’Inter, ma con mansioni diverse: Mancini era l’allenatore di quella squadra che vinse lo scudetto del 2006 a tavolino in cui c’era anche Juan Sebastian Veron che indossò la maglia nerazzurra nel bienno 2004/2006. Due personalità forti e influenti nello spogliatoio. L’attuale allenatore del Manchester City più introverso e riservato, ma già capace, quando era ancora un calciatore, di impartire consigli ai compagni in campo.

Più espansivo e solare l’argentino, faro indiscusso del centrocampo quasi in tutte le formazioni in cui ha militato. Veron, intervistato da People, ha raccontato brevemente il suo rapporto con Roberto Mancini. Non è stato facile ai tempi della Sampdoria quando il Mancio, nello spogliatoio, incurante della differenza di stazza, gli avrebbe messo volentieri le mani addosso prima di fermarsi in tempo:

“Una volta alla Sampdoria ho avuto una discussione con Roberto Mancini. Non è una persona semplice, ha una personalità complessa. Adesso andiamo d’accordo e posso dire che mi ha aiutato nella mia carriera. Abbiamo giocato insieme nella Samp e nella Lazio, ed è stato anche il mio allenatore all’Inter. All’inizio il nostro rapporto è stato difficile. Stavamo giocando con la Samp e in una partita contro il Piacenza io battei un corner e lui mi disse che dovevo mettere in mezzo palloni più alti. In quel momento, non so perché, la presi male e lo insultai. Dopo, quando sono entrato nello spogliatoio, vidi che lui mi stava aspettando per picchiarmi. Si era tolto addirittura la maglia e voleva lottare come se fossimo atleti di kick-boxing. Per fortuna alcuni compagni non gli permisero di picchiarmi. Io so che non mi ero comportato bene in campo, quindi, quando poi si è calmato, mi sono scusato”.

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