La deriva nei valori del calcio europeo

Il saluto nazista di Katidis non deve essere relegato a caso isolato

L’Europa ha dimenticato facilmente il baratro dal quale con molta fatica si è risollevata. Così lo sport riporta alla mente fantasmi di un recente passato che molti non hanno probabilmente mai conosciuto, neanche sui libri di storia, altri ignorano o fingono di non aver visto né sentito. E il calcio sta facendo, purtroppo, anche la sua parte. Nel corso dell’ultimo turno di campionato in Grecia, il centrocampista dell'AEK di Atene Giorgos Katidis, si è tolto la maglietta è ha festeggiato il goal vittoria per la sua squadra con il saluto nazista. La deriva culturale cui ci sta portando la crisi internazionale pare essere inarrestabile. Soprattutto in Grecia, Paese che più di tutti sta pagando l’ingresso nell’eurozona.

I giovani sono ormai disorientati e Katidis ne è l’emblema perfetto: il suo gesto è inequivocabile e le scuse di “non sapere cosa significasse” non reggono proprio. Gli idoli dei giovani di oggi, soprattutto se sportivi di grido, non riescono a dare il giusto esempio. “E un ragazzo giovane che non ha idee politiche: probabile che abbia visto un saluto su Internet o da qualche altra parte e lo ha fatto senza sapere che cosa significa”, ha detto il tecnico dell’AEK, Ewald Lienen. Ci può anche stare che un ventenne ignori il significato di un saluto nazista, ma un Paese come la Grecia, letteralmente devastato dall'occupazione nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale deve far sì che la memoria si perpetui.

La crisi ha portato in Parlamento i deputati di Alba Dorata, partito iper-nazionalista con forti tendenze xenofobe. Per entrarvi bisogna essere “ariano di sangue e greco di discendenza”. Una deriva che prima o poi sarebbe entrata anche nello sport dalla porta principale.

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