Jonathan, il 'Divino' accusa: "medici dell'Inter negligenti"

Jonathan Cicero Moreiro, 30enne esterno della Fluminense, torna a parlare della sua esperienza italiana e lo fa nel corso di un’intervista rilasciata a ‘GloboEsporte.com’. Dopo le esperienze al Cruzeiro e al Santos, Jonathan (il “Divino” come fu soprannominato in Italia) fu acquistato dall’Inter e nel 2011 e dopo solo 4 presenze in nerazzurro, si trasferì al Parma (12 apparizioni e un gol). Rientrato a Milano nell’estate del 2012, vi rimarrà fino al 2015 ma a parte qualche buona partita, non sembra aver lasciato un grande ricordo nella mente dei tifosi nerazzurri.

A quanto pare, però, nemmeno l’Inter ha lasciato nell’esterno brasiliano un buon ricordo: letteralmente rinato con la maglia della Fluminense, il calciatori si esprime così sulla parte finale della sua parentesi italiana:

“E’ stato indubbiamente il momento più difficile della mia carriera, sono rimasto fuori quasi otto mesi. Ma mi sono rinforzato come giocatore e come uomo. Adesso voglio trasmettere tutto questo ai più giovani. Non mi ritengo l’unico depositario della verità, non so tutto, ma di sicuro so più dei più giovani”.

Jonathan

Nel 2014 Jonathan prende un colpo durante la preparazione estiva e da lì in poi sono stati letteralmente “dolori”, ecco il suo racconto di quanto avvenne:

“Presi un colpo durante la preparazione estiva - dice a Globo£sporte - , i dolori sono iniziati da lì. Su quei dolori ho giocato per tre mesi, perché i medici mi dicevano che non avevo nulla e che potevo scendere in campo: non avendo studiato medicina ho dovuto credere a loro. Ma ho finito per vedere peggiorare la situazione al punto da non potermi più allenare, sentivo male anche a salire le scale. L’infortunio arrivò a luglio 2014 e mi operai a febbraio 2015. Se mi fossi operato prima, avrei recuperato più in fretta. Per dare credito ai medici, ho ritardato di molto l’intervento. E’ stato un momento molto difficile per me, molta gente dubitava perché credendo ai medici era convinta che non avessi nulla. Ero anche in scadenza con l’Inter e sapevo che un’operazione avrebbe ridotto le mie possibilità di rinnovo. Venivo da un momento molto positivo, giocavo spesso e nel club c’era un morale alto. Ma la lesione ha fatto sì che queste cose venissero dimenticate. Il calcio è questo, non posso lamentarmi. Evidentemente Dio aveva ancora qualcosa di meglio per me. Ma sono sconvolto dal modo in cui fui trattato: la riabilitazione la feci completamente in Serbia, da solo, lontano dalla famiglia con mia moglie in dolce attesa, perché avevo perso completamente fiducia nei medici dell’Inter. La loro fu una negligenza molto grave, anche se non mi piace giudicare le persone. Non ci si può operare dopo sei-sette mesi da un infortunio. Non ho nessun problema con il club, solo con lo staff medico. A causa di questo è sfumata la mia intenzione di restare all’Inter, che mi voleva tenere. Si parlava del mio rinnovo, sono anche andati dal mio agente, ma hanno deciso di aspettare il mio rientro in campo, cosa che non avvenne. Alla fine il mio ex procuratore è riuscito ad ottenere per me il via libera ad allenarmi nelle strutture del Partizan Belgrado. L’Inter pagò l’operazione, io mi pagai la riabilitazione”.

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