Coppa d'Africa in Guinea Equatoriale: così Obiang strappa un "grazie" alla Fifa

La prossima Coppa d'Africa, in programma tra gennaio e febbraio 2015, si giocherà in Guinea Equatoriale, dopo la rinuncia (e la squalifica) del Marocco per via dell'epidemia di ebola.

Dopo la rinuncia del Marocco ad organizzare la prossima Coppa d'Africa, i prossimi gennaio e febbraio, e l'inevitabile squalifica della nazionale nordafricana dalla competizione (e da quella del 2017 in Qatar), un piccolo paese dell'Africa subsahariana ha avanzato la domanda ed ottenuto la prestigiosa occasione venerdì scorso: sarà la Guinea Equatoriale ad ospitare la Coppa d'Africa 2015.

Il paese subsahariano ha già ospitato la competizione, con l'amico Gabon, nell'anno 2012: dai primi anni '90 infatti la Guinea Equatoriale ha scoperto le opportunità derivanti dalle estrazioni di idrocarburi, sui quali il piccolo paese africano letteralmente galleggia, avviando così un'ampia opera di modernizzazione delle infrastrutture del Paese.

Causa la psicosi ebola, che in Africa continua a complicare enormemente la vita pubblica delle persone in tutto il continente (nonostante sia solo una minima parte ad essere flagellato dal virus), il Marocco ha preferito l'umiliazione della squalifica a tavolino (per due competizioni) al rischio sanitario. La scelta del Paese centro africano è stata ufficializzata dopo un incontro nella capitale Malabo tra il presidente Teodoro Obiang ed il suo omologo della CAF (Confederation of African Football's), Issa Hayatou, avvenuto giovedì mattina: sarà una delle quattro principali città equatoguineane, Malabo, Bata, Mongomo e Ebebiyin, ad ospitare la finale (il 3 dicembre la decisione).

Junior Binyam, capo ufficio stampa del CAF ha detto che la competizione sarà "negli standard delle passate edizioni, non ho dubbi sul fatto che sarà un bellissimo torneo".

Sull'aggettivo però ci sarebbe da discutere: la Guinea Equatoriale era stata squalificata dalla Coppa d'Africa dopo aver schierato Thierry Fidieu Tazemeta in un match, vinto, contro la Mauritania il 17 maggio scorso: Fidieu è infatti nato in Cameroun, ma la Guinea Equatoriale non ha mai chiarito le domande poste dalla Federazione africana sulla sua cittadinanza. Un fatto che ha comportato la squalifica della nazionale equatoguineana: la storia compariva fino a poco fa anche sul sito della CAF, ma ad oggi il link è stato rimosso (resta l'url che mostra un titolo inequivocabile e, a voler esser maligni, anche a spiegare il perchè è stato cancellato l'articolo). Nel 2012 era avvenuta la medesima cosa, ma la nazionale equatoguineana aveva dato forfait prima dell'inizio del match (qualificazioni alla Coppa del Mondo).

Oltre questo piccolo "giallo", che segnaliamo perchè non ci risultano modifiche al regolamento della CAF che permettano ad un paese squalificato di essere riammesso alla competizione per sopraggiunte condizioni di paese ospitante, ci sono le dichiarazioni di giubilo e ringraziamento intessute dai vertici della CAF e della FIFA al Presidente (da 35 anni) Teodoro Obiang:

"La CAF vuole esprimere il suo sincero ringraziamento al popolo della Guinea Equatoriale, al suo governo e sopratutto al Presidente Obiang: il torneo si farà!"

The show must go on, anche se di mezzo c'è la dittatura più sanguinaria e longeva d'Africa.

Guinea Equatoriale, lo sport macchiato di sangue e petrolio

Equatorial Guinea's Teodoro Obiang Nguem

La Guinea Equatoriale è un luogo in cui la corruzione e le violazioni dei diritti umani sono caratteristiche endemiche del paese: il Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è il capo di stato africano più longevo (al potere da 35 anni, più di Mugabe) e gestisce il Paese come un bene personale (in gergo si definisce cleptocrazia).

Il clan Obiang infatti occupa tutti i centri di potere ed economici della Guinea (che sulla carta ha uno stipendio pro-capite superiore a quello italiano, se non fosse che nell'economia reale equatoguineana il 92% della popolazione vive sotto la soglia di povertà), spartendosi i proventi della corruzione e le commesse petrolifere delle multinazionali che operano nel paese, oltre che depredando aziende e cittadini stranieri (il caso del connazionale Roberto Berardi, detenuto proprio in Guinea da 23 mesi, gli ultimi 11 passati in isolamento da innocente, è solo l'ultimo di una serie), salvo giungere oggi ad un punto di non ritorno: Francisca "Paquita" Obiang Jimenez, figlia del Presidente e direttrice di GE Proyectos -ente statale che coordina i progetti imprenditoriali e di sviluppo nel Paese- ha recentemente dichiarato l'insolvenza del governo di Malabo, rimasto senza più fondi, verso le imprese straniere.

Già nel 2012 il Presidente Obiang, il cui nipote è Pedro Mba Obiang Avomo, il quale tuttavia è nazionale spagnolo che milita nella Sampdoria, aveva promesso ai suoi calciatori (il più talentuoso dei quali militava allora nel Deportivo La Coruña, all'epoca nella serie B spagnola) un premio da un milione di euro a testa se avessero vinto il match d'esordio, più 20mila euro per ogni gol segnato dalla squadra in tutta la competizione. Addirittura il figlio del Presidente, il "principe di Malabo" Teodorin Obiang Nguema Mangue, secondo vice-presidente e ministro della Difesa, dell'Agricoltura ed altro, promise un bonus da 5 milioni di euro alla squadra se avesse battuto la Roja spagnola in un'amichevole disputatasi a Malabo nel novembre 2013 (la Guinea è un'ex colonia di Madrid).

I ringraziamenti della CAF e della FIFA alla benevolenza del Presidente Obiang sono dunque quantomeno affrettati: già nel 2000 a Sidney un nuotatore della Guinea Equatoriale aveva fatto il cavallo di Troia del clan Obiang nei cuori di mezzo mondo: le immagini di Eric Moussambani che quasi affogò nella piscina olimpionica della capitale australiana commossero il mondo forse al pari di quelle del tedoforo Muhammad Ali.

Fu quella una maxi-operazione di marketing del regime di Malabo: Moussambani si guadagnò la partecipazione ai Giochi Olimpici del 2000 senza soddisfare i requisiti minimi per le qualificazioni, ma attraverso una wild card riservata ai paesi in via di sviluppo con lo scopo di incentivare anche le nazioni che non dispongono di costose strutture per poter garantire la preparazione degli atleti. Il nuotatore imparò a nuotare appena 8 mesi prima di salire sull'aereo per Sidney ed apprese la propria iscrizione nella gara dei 100m stile libero (distanza da lui mai coperta nuotando) solo una volta giunto in Australia.

Ma le 17mila persone presenti quel pomeriggio e gli occhi del mondo poggiati su Moussambani furono una ripulita notevole per le ripetute violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale (su qualunque argomento, dalla tortura al regolamento calcistico) da parte del regime di Malabo.

In tal senso Teodoro Obiang ama molto i consessi internazionali, che rappresentano sempre un ottimo modo per intessere pubbliche relazioni e mostrarsi benevolo e progressista, lavando la propria immagine internazionale: i grandi eventi sono sempre una buona occasione distrarre il mondo dall'autoritarismo e dalla repressione del suo governo. Fu così nel 2012 e sarà così anche nel 2015: oggi la Guinea Equatoriale, sotto il profilo dei diritti umani, sta anche peggio di come stava tre anni fa.

Lo scrive Lisa Misol di Human Rights Watch in un articolo comparso anche sul portale AllAfrica: stadi immaginifici sorgono come cattedrali nel deserto accanto alle abitazioni di chi non ha accesso all'acqua potabile e ai più basilari servizi igienici; se la Guinea Equatoriale non è infatti coinvolta dal dramma dell'epidemia di ebola, altrettanto vero è che la popolazione equatoguineana vive condizioni abitative, scolastiche e socio-sanitarie tra le peggiori del continente africano.

Appena un mese fa la corruzione nel Paese faceva emergere la propria punta in tutta la sua drammaticità, con un faraonico patteggiamento da 30 milioni di dollari tra la procura distrettuale di Malibù, California, e Teodorin Obiang Nguema Mangue, reo di avere investito circa 300 milioni di dollari di proventi della corruzione nel suo Paese (di cui, ripetiamo, è vicepresidente e successore designato al padre).

Le torture nelle carceri (di cui purtroppo conosciamo modalità e durezza, grazie al racconto della drammatica vicenda dell'imprenditore Roberto Berardi, che da quasi due anni è ingiustamente detenuto a Bata), la totale soggiogazione della stampa alla famiglia presidenziale, la sparizione nel nulla di molti oppositori politici, l'atteggiamento ambiguo del Presidente e i processi internazionali per corruzione a carico del figlio Teodorin, secondo vicepresidente del Paese (carica creata ad hoc per il rampollo, in violazione della stessa Costituzione della Guinea Equatoriale).

Addirittura, in occasione della Coppa d'Africa 2012 il regime di Malabo espulse alcuni colleghi giornalisti tedeschi rei di avere intrufolato il diritto di cronaca in fatti che poco c'entravano con la kermesse calcistica africana (cosa avvenuta anche quest'anno a danno di due giornalisti del Financial Times, che si sono visti anche sequestrare attrezzatura ed appunti).

L'economia in recessione è la risposta che stiamo cercando sul "perchè" la Guinea Equatoriale abbia avanzato, di straforo e in tempi record, la propria candidatura per la Coppa d'Africa 2015, battendo sul tempo gli sceicchi qatarioti: la cleptocrazia equatoguineana ha ora bisogno, dopo la dichiarazione di insolvenza, di nuova fiducia internazionale. Ha bisogno che, nuovamente, il mondo si stupisca, o ringrazi, la Guinea Equatoriale e il Presidente Obiang, che continua ad arricchirsi sulle spalle del proprio popolo.

Secondo questo documento strettamente confidenziale, una lettera dell'ex primo ministro del Gabon Jean Eyeghe Ndong al Presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, l'opposizione del Gabon ha chiesto ufficialmente al Presidente Obiang di finanziare la "lotta politica dell'opposizione" nel Paese confinante.

Eyeghe Ndong to Obiang Mbasogo

Il tentativo di Obiang è di consolidare ulteriormente il proprio potere non solo in Guinea, preparando così il terreno per l'ascesa del figlio Teodorin al trono senza corona di Malabo: la Coppa d'Africa organizzata per la seconda volta consecutiva (ma questa volta in esclusiva) dal piccolo paese subsahariano sarà utile a solleticare gli istinti nazionalisti del popolo. Successe la stessa cosa, con le dovute proporzioni, al mondiale argentino del 1978, utilizzato ad arte dal regime di Videla per consolidare il potere politico e l'egemonia sull'America Latina.

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