
Domani sera Barcellona e Athletic Bilbao scenderanno in campo al Vicente Calderon, lo stadio dell’Atletico Madrid, per contendersi la Coppa del Re. La partita è una riedizione della sfida di tre anni fa, in quel caso si giocò a Valencia e a vincere furono i catalani che si sbarazzarono dei baschi con un secco 4-1. Questa finale sta scatenando un mare di polemiche in Spagna e i motivi non sono calcistici ma politici, di mezzo ci sono gli indipendentisti, di entrambe le regioni, e il pericolo è che possano approfittare dell’esposizione mediatica per clamorose contestazioni. Questa eventualità è stata paventata da Esperanza Aguirre, presidente della comunità di Madrid, che ha chiesto di sospendere la partita, o di giocarla a porte chiuse, in caso di fischi all’inno nazionale o contestazione verso Re Juan Carlos.
I fischi all’inno nazionale non sono una novità, tre anni fa al Mestalla successe proprio questo, le preoccupazioni della Aguirre sono dunque legittime, nonostante ciò la donna ha attirato su di sé critiche da parte di ogni orientamento politico. Sulla questione è intervenuto anche Sandro Rosell, presidente del Barcellona, che ha dichiarato: “Veniamo a giocare a calcio, non certo a fare politica”. Il clima è comunque caldo, soltanto pochi giorni fa alcuni partiti estremisti e indipendentisti hanno rivendicato ufficialmente in parlamento il diritto per le loro nazionali di competere autonomamente. A questo si è aggiunto l’invito dell’organizzazione basca Esait che ha invitato esplicitamente alla “rivendicazione più sonora possibile durante l’intera partita, soprattutto mentre suona l’inno di chi ci nega l’ufficialità”.
A rendere ancora più esplosiva l’atmosfera c’è la manifestazione di estrema destra che si terrà domani a Madrid, prima negata dalla Prefettura e poi autorizzata dal Tribunale Superiore di Giustizia, che ha come tema proprio la difesa della bandiera. Questi militanti potrebbero entrare a contatto con i 50 mila tifosi delle due squadre che già da oggi stanno iniziando ad arrivare nella capitale spagnola. Per garantire la sicurezza sono state disposte misure di sicurezza imponenti che prevedono l’uso di 2300 poliziotti, vigili urbani, polizia a cavallo e elicotteri. Chi paga tutte queste spese in tempi di crisi? Il Ministro degli Interni, dopo aver invitato tutti alla calma, ha detto che è in fase di studio una norma che obblighi i club a pagare una sorta di tassa annuale comerimborso spese allo stato, sulla scia di quanto avviene già con il ciclismo.
Chi credeva che soltanto in Italia una partita di calcio potesse arrivare a diventare un problema di sicurezza interna, chi si è indignato di fronte ai fischi all’inno italiano prima della finale tra Juventus e Napoli, dovrebbe quanto meno riconsiderare le sue posizioni alla luce delle notizie che arrivano dalla vicina Spagna, un paese da sempre attraversato da pericolose correnti indipendentiste. Tornando al discorso sportivo, speriamo di assistere ad una bella partita di calcio, le premesse sono buone: di fronte due squadre che giocano bene guidate da due allenatori tra i migliori al mondo, Pep Guardiola, alla sua ultima partita con il Barça, e Marcelo Bielsa che con il suo Bilbao quest’anno ha stupito tutto il continente.
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Una grande novità caratterizza le nuove divise che il Barcellona indosserà per la stagione 2012/2013 targate Nike. Per la maglia home scompaiono le tradizionali strisce verticali rosse e blu per far posto ad una grossa fascia rossa centrale che va a sfumare su entrambi i lati verso il blu.
Ritorna l’arancione per la maglia da trasferta e viene accantonato il verde di quest’anno appena terminato: il nuovo look della seconda muta prevede l’ampia presenza dell’arancione la cui gradazione tende al giallo verso la parte bassa della t-shirt. Su entrambe le maglie compare la scritta dello sponsor principale “Qatar Foundation” mentre sul retro rimane la “Unicef” relegata sul versante basso.
Foto - Nuova Maglia Barcellona 2012/2013




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Josè Mourinho non ha festeggiato più di tanto il titolo vinto dal suo Real Madrid. Il portoghese conferma la sua natura di allenatore piuttosto distaccato anche in Spagna e non lesina la solita frecciatina, implicita, al Barcellona, anche in un giorno di festa. Polemichette rispetto al solito, rimpolpate, stavolta (e stranamente), anche da Pep Guardiola che ha dichiarato: “E’ tardi perché ci fischino rigori a favore. Sono successe tante cose che sono state nascoste“. Per Mourinho è il settimo scudetto della sua carriera, un bottino enorme per un tecnico ancora giovane. Un titolo difficile, secondo quanto ha dichiarato, il più complicato da quando allena. L’ex interista dice di volersi fermare in Spagna, almeno per il momento:
“E’ stata la Liga più difficile da vincere, più complicata di quella vinta col Siena all’ultima giornata. Ho festeggiato solo 5 minuti, ormai dopo 7 campionati non è gran cosa. E oggi a lavorare, come sempre. Ora ho vinto i tornei che mi interessavano, non provo l’ambizione di prevalere in un altro paese. Non vedo altri campionati che mi possano motivare. La mia squadra ha praticato un calcio che può essere inserito tra i migliori della storia. Ma ci sono degli illuminati per i quali sulla terra esiste un solo modo di giocare. E’ gente che conosce il calcio attraverso Google. Si riempiono la testa di nozioni, ma non sanno nulla. E’ grande il merito di aver superato una squadra come il Barça. Si tratta di un grande club che resterà tale. Noi continueremo a lavorare e la prossima stagione proveremo a vincere di nuovo”.
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Real Madrid campione per la 32esima volta | I titoli dei siti spagnoli




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Nella giornata del titolo conquistato aritmeticamente dal Real Madrid Lionel Messi si consola a modo suo. La Pulce argentina con la tripletta rifilata al Malaga ha conquistato un nuovo record assoluto, quello dei gol segnati in una sola stagione. L’attaccante blaugrana, grazie alla tripletta realizzata contro il Malaga, è giunto a quota 68 (46 nella Liga) marcature e ha superato Gerd Muller, fermo a 67 nella stagione 1972-1973 con la maglia del Bayern Monaco. Per l’argentino ci sono a disposizione altre tre partite per incrementare un bottino già spaventoso.

C’è molto pessimismo tra i media spagnoli, soprattutto sulle pagine di quelli catalani, per quanto riguarda la decisione che prenderà Pep Guardiola. L’attuale allenatore del Barcellona non sembra intenzionato a continuare l’avventura sulla panchina del club che ha vinto tutto in questi anni. Troppi tentennamenti sulla firma del rinnovo, troppi silenzi da parte di Guardiola lasciano presagire un addio a Puyol & Co. Il presidente Sandro Rosell ha dato carta bianca a Guardiola ed è l’unica persona già al corrente delle decisione. Ma le prime indiscrezioni e secondo fonti autorevoli che provengono dal capoluogo catalano Guardiola avrebbe rifiutato la proposta.
In lizza per la successione c’è una lista di cinque nomi. Si tratta, secondo Marca, di Ernesto Valverde, André Villas-Boas, Luis Enrique, Marcelo Bielsa e Laurent Blanc. Bielsa è un allenatore che gode di grande stima dello stesso Guardiola, mentre per Luis Enrique, ex allenatore del Barcellona “B” si tratterebbe di un ritorno a casa, passando dalla porta principale. Valverde ha già annunciato l’addio all’Olympiakos, mentre Lauren Blanc piace molto a Rosell. Per Villas Boas, invece, si tratterebbe di un bel salto dopo la brutta stagione al Chelsea.

“Tragedia al Camp Nou“. Non utilizza mezze misure “ABC”, testata giornalistica spagnola, per descrivere l’inattesa eliminazione del Barcellona. “El Pais” è ancora più tagliente: “Il monologo più tragico” è il titolo del quotidiano madrileno che sottolinea l’infruttuoso predominio territoriale dei catalani contro il Chelsea.
Tra i siti vicini al Real Madrid spicca l’eloquente Adiós Barça di “As”, mentre “El Mundo Deportivo”, quotidiano di marca catalana, ricorda le analogie della sfida con l’Inter. Oltremanica si celebra il Chelsea con toni che vanno dal trionfalistico all’incredulo. Emblematico il titolo del Sun che pesca il consueto gioco di parole, tipico marchio di fabbrica della testata inglese: “Can Nou believe it?”.
Foto - I titoli dei siti spagnoli e inglesi dopo Barcellona-Chelsea 2-2




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Chi l’avrebbe mai detto? Un Chelsea che due mesi fa sembrava finito, travolto dal Napoli al San Paolo, ora si ritrova in finale di Champions League uscendo addirittura indenne da due confronti con il Barcellona, di cui uno vinto. L’imprevedibilità del calcio rende, a volte, questo gioco meraviglioso e non ce ne vogliano i cultori integralisti di geometrie di gioco, possesso palla e passaggi precisissimi e interminabili. Gli inglesi hanno affrontato la squadra di Guardiola con umiltà e altissima attenzione difensiva. L’unico (forse) modo per arginare i catalani. Dopo tutto il calcio è fatto anche di sacrificio difensivo, gioco aereo, contropiede, prestanza fisica e a volte un po’ di fortuna come quella che ha baciato il Chelsea. Componenti dignitose tanto quanto l’ammirevole, pomposo e redditizio gioco del Barcellona. A fine partita Guardiola, con il solito fair play, non cerca alibi e rispetta il risultato:
“Abbiamo fatto tutto il possibile in 180′ ma la palla dovevamo metterla dentro, loro sono stati bravi a difendersi. Contro l’Inter due anni fa non abbiamo avuto tante occasioni, le occasioni questa volta le abbiamo avute ma abbiamo fatto molti errori e a questi livelli questo si paga. Alla fine conta chi va avanti e quindi complimenti al Chelsea e in bocca al lupo per la finale. Quello che abbiamo fatto negli ultimi anni è strepitoso, vincere così tanto… L’importante è sapere in che modo sei uscito, noi abbiamo provato in ogni modo ad andare avanti ma si vede che nel gioco del calcio non toccava a noi quest’anno”.
C’è un pizzico di Italia nel trionfo del Chelsea, sia per il modo con cui è arrivato che per il passato in Serie A alla Lazio dell’interprete in panchina. Le parole di Di Matteo:
“Quando giochi col Barcellona ti devi difendere bene, perché loro occasioni ne creano comunque. Prima delle due partite erano favoriti loro perchè sono i campioni in carica e una squadra di campioni straordinari. Ma la nostra prestazione, specie nel secondo tempo, è stata di grande carattere, con tanta voglia di arrivare a Monaco. Un Chelsea all’italiana? l’importante per noi è essere in finale. Il mio è un gruppo straordinario, che in queste partite dimostra di avere qualità e motivazioni. Sono felice per i miei, che si meritano questa finale. L’espulsione di Terry? Siamo tutti esseri umani, quindi non mi sono arrabbiato. Lui è il nostro capitano, ma può capitare a tutti. Questi ragazzi sono sempre sotto pressione, ogni tre giorni giochiamo una partita importante. Io confermato? La società prenderà a fine stagione la decisione che riterrà più giusta”.
Highlights Barcellona - Chelsea 2-2 | Video Gol Champions League
24 Aprile 2012 - Incredibile, ma vero. Il Barcellona è fuori dalla Champions League e non andrà a giocarsi l’ennesima finale a Monaco di Baviera contro la vincente fra Real Madrid e Bayern. Il Chelsea riesce nell’impresa (già riuscita con modalità molto simili all’Inter di Mourinho al Camp Nou) di fermare il Barca e con un pizzico di fortuna addirittura di segnare 2 reti che non rendono necessario nemmeno l’uso del fattore “gol in trasferta” per approdare in finale.
Nel primo tempo il Barca gioca la sua consueta partita, il Chelsea si schiera nella stessa identica maniera già vista all’andata con un atteggiamento ultra difensivo, ma su un’incursione di Cuenca il muro inglese cede con Busquets che porta in vantaggio i suoi. John Terry perde la testa e con una ginocchiata su Sanchez (che fa un po’ di scena) si fa espellere perdendo la possibilità di guidare i suoi nella finale, ma in quel momento in quanti lo immaginavano possibile? Nessuno. Anche perché al 43′ Iniesta raddoppia e sembra ipotecare il passaggio del turno.
Eppure il Chelsea non molla: assist di Lampard per Ramires, difesa catalana distratta e il brasiliano con uno scavetto supera Victor Valdes. Il 2-1 qualificherebbe la squadra di Di Matteo che ora in 10 uomini si ritrae ancora di più a difesa della porta di Cech con Drogba nel ruolo di terzino. Proprio l’ivoriano causa un calcio di rigore al 2′ minuto che sembra chiudere ancora una volta il discorso, ma Lionel Messi calcia sulla traversa. L’argentino ci mette un po’ a scuotersi, ma nel finale è ancora più sfortunato quando coglie un palo da fuori area con un sinistro preciso appena sfiorato da Cech. Il Barcellona attacca con tutti i suoi effettivi, ma senza il genio della pulce e con i soliti tocchetti in orizzontale finisce per non essere mai realmente pericoloso. Nel recupero la beffa: Fernando Torres parte dalla sua metà campo, il Barcellona è tutto in avanti e l’ex Atletico di Madrid salta Victor Valdes depositando in rete. 2-2 e José Mourinho che ridacchia pensando, come tutti, che passare in finale equivarrebbe a vincere la Champions contro un Chelsea che sarà anche privo di Ramires e Meireles (oltre a Terry) entrambi diffidati e ammoniti.

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Un Camp Nou gremito proverà a spingere il Barcellona verso la conquista della semifinale di Monaco di Baviera. All’andata la squadra di Guardiola è stata sconfitta dal Chelsea di Di Matteo che si è imposto a Stamford Bridge per 1-0 grazie alla marcatura di Drogba. Ma gli spagnoli hanno le capacità per ribaltare il risultato anche se non stanno attraversando il loro momento di forma migliore, lo dimostra anche l’altra sconfitta rimediata in campionato contro il Real Madrid di Mourinho.
I blaugrana si affideranno alle magie di Lionel Messi, basterà? A spingere gli inglesi invece c’è sicuramente il buon momento di forma che stanno attraversando, soprattutto pesa ancora tanto l’eliminazione subita proprio per mano degli spagnoli quando sulla panchina dei blues c’era Hiddink: sul banco degli imputati finì l’arbitro norvegese Øvrebø che si rese protagonista di una serie di errori che finirono per penalizzare fortemente il Chelsea, come dimenticare gli occhi spiritati di Drogba che finì poi per pagare con una lunga squalifica. Ma da allora sono passati tre anni, come al solito il passato non conta, ma sarà il campo a decidere chi conquisterà la finalissima.
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Highlights Barcellona - Real Madrid 1-2 | Video Gol Liga Spagnola
21 Aprile 2012 - Il Clasico è del Real Madrid che mette definitivamente (pur in assenza della formale certezza matematica) le mani sulla Liga spagnola. I 10 punti di vantaggio di qualche settimana fa si erano ridotti a 4 dopo qualche pareggio di troppo, ma alla luce della vittoria del Camp Nou il Real mette definitivamente a tacere qualsiasi voce critica dimostrando, sul campo avversario, di essere la squadra che nel complesso merita il successo nel campionato spagnolo.
Il Barcellona perde il suo secondo match nel giro di 5 giorni e martedì si giocherà in casa la qualificazione ad una finale di Champions divenuta ancora più importante per gli uomini di Guardiola. I catalani appaiono spenti e con un Messi appannato, il Real gioca una partita di contenimento gagliarda sempre pronti a ripartire rapidamente. Il gol in apertura è del tedesco Khedira sugli sviluppi di un angolo, nella ripresa Alexis Sanchez pareggia prima che Cristiano Ronaldo zittisca il Camp Nou.