Ecco perché Maldini è ancora ai margini nel nuovo Milan

La matassa invece di risolversi s'infittisce. L'intervento diretto di Silvio Berlusconi, volto ancora a dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte nel cercare di tenere in equilibrio i rapporti tesi tra Galliani e la figlia Barbara, non ha aiutato. O forse ha aiutato soltanto psicologicamente la squadra. In società l'effetto è ancora contrario, quasi un boomerang, anche se il presidente ritiene di avere in mano il pallino della questione. In questo contesto thriller, nel quale l'ultima parola non è ancora stata detta, c'entrano anche in maniera incrociata due grandi ex rossoneri, ovvero i chiacchieratissimi Paolo Maldini e Clarence Seedorf.

Il punto, e la novità, è che i due destini paiono adesso dipendere l'uno dall'altro. In pratica Maldini punterebbe direttamente al ruolo di direttore tecnico, sul quale Lady B sarebbe anche d'accordo, ma questo prevede logicamente che vi sia necessariamente ancora bisogno di un direttore sportivo d'esperienza (al momento doppio 'no' di Pradè e Paratici con la chance di concludere per Sogliano, il quale però è un vecchio protetto di Galliani e Braida) e un allenatore.

Già, perché Maldini accetterebbe a patto che il nome dell'erede di Allegri sia quantomeno concertato e non imposto dal vertice. Ovvero l'identikit che risponderebbe al nome di Clarence Seedorf, che secondo i bene informati ha già la parola della proprietà per il 2014/15. Ecco, a Maldini non sta bene Seedorf. Sotto nessun punto di vista. Fattore che costringerebbe uno dei più celebri terzini, difensori e calciatori della storia del football italiano a restare ancora una volta ai margini. A meno che non venga accettato il suo, di nome, cioè un allenatore straniero che quest'anno ha preso parte alla Champions League...

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