Giornata di assemblea per gli azionisti Juve in quel di Torino, l’occasione per il presidente del club bianconero Andrea Agnelli per parlare a ruota libera della squadra in termini economici, sportivi e non solo. Un Agnelli per niente scorato dopo le due sconfitte di Tevez e compagni, anzi più che mai raggiante per l’accordo raggiunto nella giornata di ieri con l’Adidas che diventerà sponsor tecnico a partire dal 2015 per quasi 200 milioni di euro; le due scorse stagioni hanno dato linfa pecuniaria al club di Galileo Ferraris, argomento che il numero uno della Vecchia Signora ha trattato in termini quasi trionfalistici:

“Il bilancio presentato oggi segna ricavi record e ricongiunge questa Juventus alla sua storia. Ci avviciniamo al pareggio operativo confermando il risultato sportivo, e le vittorie sul campo. Il nostro compito, però, è costruire il futuro. L’accordo con l’Adidas? Quello che a me preme sottolineare è che noi al rapporto con la Nike ci teniamo molto, rimane ancora un anno e mezzo di collaborazione e ci sarà ancora tanto da fare. E’ ovvio che abbiamo anche pensato al 2015 e allo sponsor successivo: ci siamo trovati subito con Adidas e di questo sono felice, contento e orgoglioso. Il contratto che abbiamo siglato è importante e faccio i complimenti al team commerciale, per noi è un punto di partenza”.

Corroborato dalla presenza del direttore generale Giuseppe Marotta, le alte sfere juventine rassicurano i presenti sulla permanenza (e non solo per la prossima stagione) di Vidal, Pogba e mister Conte, pur consapevoli che c’è ancora un gap notevole con le altre big europee:

“Oggi la Juventus ha mezzi e competenze per aumentare l’internazionalizzazione del brand, è dal 2010 che questo club ha esercitato una progressiva attrazione di talenti sia in campo sia fuori dal terreno di gioco. E’ giusto che la Juve competa con Real, Bayern e Chelsea… ma attenzione: Torino non è Madrid, Monaco o Londra nè può competere con queste metropoli. Vorrei far notare che il nostro prezzo più alto in termini di abbonamento ammonta a dieci mila euro, a Madrid è cento mila. Il prezzo più basso dell’abbonamento a Stamford Bridge è settecento euro, da noi è di trecento”.

Il problema, a detta del massimo dirigente bianconero, è che il calcio italiano è ancora alla preistoria rispetto alle altre leghe in giro per il continente; in questo senso di certo non le manda a dire:

“L’involuzione del campionato è tangibile: stimo Beretta che conosco da sempre e ho apprezzato il suo lavoro nel primo ciclo, ma ora serve qualcosa di diverso. A distanza di un anno dall’ultima nostra assemblea, la situazione del calcio italiano rimane immobile. Il calcio italiano dimostra di non saper progredire, né di sapersi governare in modo adeguato. C’è una cultura radicata del potere e poca cultura di governo. La Lega di serie A deve avere il coraggio di prendere in mano i propri destini e deve affrontare i problemi con maggiore serenità. Le disfunzioni del calcio italiano non sono un alibi per la Juve che non abbandona la propria propensione alla leadership. Non vogliamo scardinare la distribuzione collettiva dei diritti televisivi ma serve aumentare i ricavi”.

Insomma, a Torino non è tempo di deprimersi: i soldi in cassa cominciano ad entrare, il gruppo è unito e il futuro appare roseo. Occhio però perché domenica allo Stadium arriva il Genoa, non fare tre punti potrebbe significare entrare ufficialmente in crisi.

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ultimo aggiornamento: 25-10-2013