Erano stati scelti, anche un po’ a illogico furor di popolo, per fare l’esatto contrario di ciò che hanno fatto: a bocce ferme sono loro, Matri e Quagliarella, i veri sconfitti di Monaco di Baviera, arresisi ancora prima di incominciare, sfilacciati come fosse la prima volta insieme, loro che sono di fatto la coppia più “anziana” della gestione Agnelli.
L’alto tradimento del tandem d’attacco non è tanto quello nei confronti dei tifosi, che al solito saranno equamente divisi sul soggetto a cui dare le colpe, quanto piuttosto quello nei confronti di un Conte che ne ha lodato il lavoro durante la sosta per le nazionali facendosi poi convincere dalla ‘fatal‘ Milano. Il tecnico è colui che fa le scelte e che quindi ne deve rispondere, ma pensare che le sue richieste siano state disattese per palese inabilità è un elemento di discussione che fa doppiamente male.
Insomma, il punto debole del Bayern sono chiaramente i due centrali difensivi e Conte sceglie di giocarsela tatticamente a viso totalmente scoperto affidando a Matri e Quagliarella il compito di mettere alle corde (spesso in situazione numerica di uno contro uno) due centraloni macchinosi quali Van Buyten e Dante. Il risultato è deprimente e non può rispecchiare il presunto gap tra le due formazioni tanto richiamato dallo stesso Conte, il quale ne paga lo scotto e il seguente effetto boomerang su Pirlo che sarà anche in serata no ma che ogni volta che alza lo sguardo trova il deserto.
Prova ne sono i venti minuti di Vucinic: dalle stalle alle stelle, dal rancio al caviale, dalla dimensione Italia alla dimensione Europa, quest’ultima non ancora fuori dalla portata dei bianconeri, a patto che nel ritorno non giochi “chi sta meglio” bensì “chi sta nel contesto”.
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