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Braschi: “Bilancio positivo dopo 4 anni da designatore, solo due sviste importanti, arbitri fischiano meno”

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Solo questione di giorni, dalla prossima settimana Stefano Braschi non sarà più il designatore della Can A avendo raggiunto il limite massimo previsto dei quattro anni. Al suo posto dovrebbe andarci uno tra Roberto Rosetti (gradito a Figc, Lega di A e al gruppo di arbitri), Domenico Messina e Stefano Farina (sponsorizzati dalla parte associativa che non ha apprezzato l’esperienza in Russia di Rosetti). In attesa della decisione definitiva dell’Aia, Braschi ha fatto il bilancio della sua esperienza da designatore in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

L’ex dirigente del Siena ed ex direttore di gara ha spiegato che in Italia manca la cultura sportiva e che scagliarsi contro gli arbitri è un vizio tutto italiano:

Sono le crociate che non vanno bene. Utilizzare l’arbitro come alibi è la cosa più semplice per allenatori, dirigenti, calciatori e tifosi. E qui torniamo alla cultura sbagliata. Fuori dall’Italia le cose girano in modo diverso.

Braschi ha negato che gli arbitri italiani non ammettano gli errori commessi in campo (“lo facciamo negli incontri con i club ad esempio), ma ha precisato:

Se poi per errori si intende il fuorigioco di 10 centimetri oppure un rigore dubbio su un episodio che richiede discrezionalità, allora non ci siamo. In questi 4 anni ci sono state sviste importanti che avremmo dovuto evitare, ma si contano su una mano. Forse due (una forse è quella che vi proponiamo in apertura di post, Ndr).

Insomma, il bilancio finale per Braschi è positivo e la sua soddisfazione è legata a diversi fattori. L’aver unito il gruppo arbitrale e l’esser riuscito a diminuire il numero dei fischi nelle partite (“La A è ora dietro soltanto alla Premier”). Se da migliorare sono gli interventi arbitrali per le trattenute e se da modificare c’è l’inutile tripla sanzione per chi commette fallo da ultimo uomo in area di rigore, Braschi ha voluto mandare un altro segnale in ottica futura auspicando l’unificazione delle Can:

La divisione in due della Can non aiuta. È fondamentale per gli arbitri di A e B allenarsi insieme, respirare la stessa aria. Ne va della crescita dei futuri internazionali. E poi gli addizionali in questo modo possono solo fare meglio.

Massimo Galanto

Classe 1988, pugliese di nascita, è giornalista pubblicista dal 2010. Scopre il mondo dei blog per caso, dopo esperienze legate ai giornali di ‘carta’. Laureato prima all'Università degli Studi di Bari e poi a La Sapienza di Roma, vive nella Capitale. Ma in questo momento potrebbe essere ovunque.

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