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Cerci, Immobile e Benatia: gli scaldapanchine

Cosa accomuna Alessio Cerci, Ciro Immobile e Mehdi Benatia? Tutti e tre hanno lasciato l’Italia per accettare proposte molto ben più remunerative all’estero, ma finora non sono riusciti a conquistare una maglia da titolare nei rispettivi nuovi club. È alquanto singolare, poiché la stampa nostrana ha celebrato questa estate una sorta di funerale al calcio italiano che si è lasciato sfuggire giocatori del calibro di Cerci, Immobile e Benatia, abbassando ulteriormente il livello del nostro massimo campionato. Eppure, sia i due attaccanti italiani, sia il difensore marocchino, stanno incontrando notevoli difficoltà a conquistare una maglia da titolare. E quel che preoccupa di più, sono le spiegazioni che i rispettivi nuovi tecnici danno.

Alessio Cerci si è trasferito all’Atletico Madrid di Diego Simeone per la cifra di 18 milioni di euro. Dopo il lungo corteggiamento di Inter e Milan, l’esterno offensivo si è convinto che solo i campioni di Spagna gli avrebbero fatto fare il salto di qualità, ma fin qui si è dovuto accontentare di guardare i compagni dalla panchina. “Con la preparazione che ha, se lo metto in campo con i ritmi che ci sono in Liga non dura più di 10 minuti”, ha detto il tecnico argentino dei ‘Colchoneros’.

Una spiegazione analoga per il mancato impiego di Benatia al Bayern Monaco, l’ha data Pep Guardiola: “Non è in forma”, ha fatto sapere il tecnico spagnolo, che pare sia molto contrariato per la precaria preparazione fisica in cui versa il centrale marocchino, tanto da preferirgli il ragazzino Gaudino. Per Immobile, il discorso è un po’ diverso, poiché lo stesso bomber campano ha ammesso di avere grosse difficoltà con la lingua e a comprendere i dettami di Jurgen Klopp al Borussia Dortmund. In ogni caso, lascia davvero sorpresi il fatto che giocatori del livello di Cerci e Benatia, provenienti da Torino e Roma, due squadre che curano molto l’aspetto atletico, si siano presentati ai nuovi club in condizioni fisiche approssimative. Soprattutto alla luce delle dichiarazioni di alcuni stranieri giunti in Italia quest’anno, dopo aver giocato in altri prestigiosi club in giro per l’Europa. Nei giorni scorsi, lo juventino Evra ha confermato quanto dichiarato lo scorso anno dal collega Tevez: “Non mi sono mai allenato così tanto come in Italia”. Qualcosa non torna.

Mirko Nicolino

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