Per la Fiorentina di Montella la sconfitta di San Siro contro l’Inter si può considerare un piccolo successo morale. La squadra ha espresso un bel gioco scendendo in campo senza complessi di inferiorità, concedendosi però qualche piccola sbavatura di troppo. Per Montella si tratta soltanto dell’inizio dei problemi potenziali, da disinnescare in qualche modo in vista di una stagione che un po’ arbitrariamente i cronisti di calciomercato avevano annunciato come quella della consacrazione della Fiorentina.

Intendiamoci: Montella non ha molto ancora da dover dimostrare (per i livelli di una provinciale, per quanto una grande provinciale), ma le aspettative sono una brutta bestia. Chi è partito in sordina come la Roma, ha trovato un filotto di vittorie (e la piazza è di quelle che possono andare per un po’ anche sull’onda dell’entusiasmo generale), così come viaggia forte anche l’Inter grazie al concreto Mazzarri. Niente di nuovo invece per Juve e Napoli, che si stanno confermando sui livelli delle ultime due stagioni.

Sono già quattro le squadre citate e per la zona Champions, sfiorata appena quattro mesi fa, diventa dura. Soprattutto per una squadra che ha fatto dell’affare Gomez un testimonial eccezionale sul piano delle speranze per i tifosi che si aspettavano una grande Fiorentina, sicuramente sul podio di questa Serie A.

Nulla di più falso, e certo l’infortunio del tedescone non aiuta. Giuseppe Rossi è un ottimo calciatore e un grande finisseur. Ricorda un po’ Beppe Signori (con le dovute differenze), cioè un attaccante bravissimo a inquadrare la porta e creare problemi negli uno contro uno. Ma non fa segnare e non prende per mano la squadra. Jovetic sotto questo punto di vista (e non si tiri fuori l’ultimo anno perché non fa testo per una serie di motivi che tutti conoscono) era un calciatore più elastico. E poi, ha salutato la compagnia anche Ljajic. Due pezzi non da poco: la squadra per funzionare sul serio ha il disperato bisogno che esploda Ilicic. Anche perché la pecca e la colpa dei Della Valle, o di Pradè, resta quella di non aver reinvestito sulla difesa e su un cervello-bis alla Pizarro.

In particolare la retroguardia, per i pezzi che ha, fa fatica a giocare a quattro. E ci sono pure le Coppe di mezzo. Insomma, le alternative sono meno di quelle che sembrano e il terzo posto potrebbe rivelarsi tutto all’insegna dell’inseguimento. Che nel calcio significa affanno e consumo doppio di energie. Il Parma in avanti non è affatto male e quindi lunedì ci sarà un nuovo esame da superare. E per la piazza caldissima di Firenze è meglio per tutti che il vento non inizi a soffiare al contrario: i toscani perdono la pazienza piuttosto velocemente…

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ultimo aggiornamento: 27-09-2013