É una storia forte, sebbene lontana nel tempo. Era il 1994, Francesco Maiello, latitante, organizzò il rapimento di Gianfranco Zola. L’operazione non andò in porto. Il campione sardo ha voluto incontrare l’uomo e ha raccontato la vicenda al Corriere della Sera.
LA DEECISIONE – «Avevo bisogno di guardarlo negli occhi. Dovevo vederlo, ascoltare la sua verità».
INCONTRO – «All’inizio è stato un po’ strano, c’era un po’ di imbarazzo. Ci siamo stretti la mano, abbiamo parlato tanto. Lui ha pianto per tutto il tempo. Ho capito che di fronte a me c’era una persona che aveva sofferto e voleva rimettersi in pace con sé stesso. Mi ha colpito molto».
DIALOGO – «Mi ha raccontato la sua storia. Ha aiutato una persona in carcere, si è dato da fare. Mi ha stupito anche il suo modo di palleggiare col pallone per ore in uno spazio stretto. Vedermi gli ha permesso di chiudere un cerchio».
IL GIORNO DEL TENTATO SEQUESTRO – «Ero in giro con mia moglie, a Parma. Avevo notato che una macchina ci stava seguendo da un po’, ma non ci avevo dato peso. Dovevo fare benzina, ci fermiamo al distributore e vedo che anche l’auto dietro di noi si ferma. Ho pensato volessero chiedermi un autografo e fossero titubanti, indecisi. Allora mi sono avvicinato e gli ho detto: “Ciao ragazzi, posso fare qualcosa Vi posso aiutare?”. Fabrizio Maiello è venuto verso di me, poi si è fermato e ha tirato fuori la sua carta d’identità, che gli ho firmato. Solo dopo ho saputo come, da tempo, stessero progettando il sequestro».
NON VIDE LA PISTOLA IN MANO A MAIELLO – «No, assolutamente. L’aveva nascosta bene, dietro la schiena. Non mi sono accorto di nulla».
VEDE IL SUO CAGLIARI – «Sì, Maiello l’ho visto domenica prima della partita con il Bologna».
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