Quando il gioco si fa duro, Giulio Donati risponde presente e non delude le aspettative: alzi la mano, sinceramente e non a posteriori, chi credeva che questo ragazzo classe ’90 da Pietrasanta, Lucca, potesse crescere tanto nel giro di pochi mesi, passato dalla scuola di Mourinho ai tempi dell’Inter a un’esperienza agrodolce a Lecce, acerbo a Padova e in netto declino a Grosseto, retrocedendo senza appello in terza serie. Una parabola che sembrava senza troppi dubbi di tipo discendente, salvo poi cacciare fuori grinta e determinazione, guadagnarsi la fiducia di Devis Mangia (quella dei compagni non era mai venuta meno) e sfoderare prestazioni maiuscole in Israele con l’Under 21, vice-campione d’Europa l’estate scorsa da assoluto protagonista. Il terzino toscano giocò così bene che attirò su di sé le attenzioni convinte del Bayer Leverkusen, negli ultimi anni terza forza indiscussa della Bundesliga: le aspirine non si sono dovute svenare per averlo, tre milioni cash all’Inter – che ancora ne deteneva il cartellino – e via, per Donati è cominciata l’avventura alla BayArena, in Renania.

Stesso percorso del suo amico e collega di reparto Luca Caldirola, passato sempre dall’Inter in Germania – ma al Werder Brema – per poco meno di due milioni e mezzo, ma se l’ex cesenate, pur essendo titolare, sta imbarcando qualche gol di troppo insieme a tutta la sua squadra (il Werder è 14esimo e nell’ultimo turno ne ha buscate 7 in casa dal Bayern Monaco), Donati si è rivelato un’autentica scoperta per il calcio teutonico, tanto sui campi della Bundesliga quanto in quelli europei. Ieri sera è stato uno dei protagonisti assoluti della vittoria del Bayer Leverkusen a San Sebastian, sul campo della Real Sociedad, uno 0-1 prezioso in quanto ha assicurato alla squadra di mister Hyypia di qualificarsi agli ottavi di finale di Champions: fase difensiva perfetta, spinta sulla fascia e un assist al bacio per Kiessling che ha però colpito solo la traversa. Il terzino italiano è un perno fondamentale nell’undici del Bayer, Sami Hyypia nutre profonda stima nelle sue doti tecniche e caratteriali, lui ripaga con una tenuta fisica e atletica invidiabile: 12 partite in Bundes, 3 in Coppa e 5 in Champions, sempre impeccabile, è anche merito suo se il Bayer in campionato è secondo a soli 4 punti dai bavaresi (con 12 vittorie, 1 pari proprio contro la squadra di Guardiola e 2 ko, uno clamoroso a Braunschweig senza Donati in campo).

Insomma, da anonimo giocatore sperso in Maremma a protagonista nelle notti stellate di Champions, per Donati l’Europeo Under 21 è stato una manna e la chiamata da Leverkusen un’occasione che andava colta al volo; come ovvio è felicissimo della sua scelta:

“E’ una bellissima esperienza, ti fa crescere come giocatore: l’importante però è rimanere con i piedi per terra e cercare di migliorare, visto che sono abbastanza giovane. Ho tempo per imparare le cose e qui è l’ambiente migliore per farlo. La mia scelta? Quando dovevo partire ero un po’ titubante: è un’esperienza che ti cambia la vita. Non sapevo niente di tedesco e la cosa mi spaventava. Dal primo giorno in cui sono arrivato, però, ho capito che sarebbe stato il posto giusto, si vive veramente bene; inoltre la passione che si vede dei tifosi negli stadi, vederli esauriti in ogni gara, ti dà una grande mano. Infine i giovani, a tutti viene data la possibilità: bisogna solo essere pronti”.

Nel giro di sei mesi gli è cambiata la vita, sotto tutti i punti di vista; merito, oltre che suo, dei suoi ultimi allenatori che rispondono al nome di Mangia e Hyypia:

“Mangia è quello che mi ha fatto crescere e che mi ha dato fiducia, incoraggiamento e ha preparato la squadra in maniera perfetta per fare l’Europeo: è mancata solo la ciliegina sulla torta. Hyypia è una brava persona prima di tutto, un gran motivatore. Per un giocatore avere le motivazioni ogni partita non è facilissimo: lui riesce a farti restare concentrato volta per volta”.

Cosa manca dunque a Giulio Donati per far sì che tutto sia davvero perfetto? Non di certo il calcio italiano, forse la Nazionale:

“No, purtroppo no. Mi sono ambientato bene e sono contento qui. Se c’è qualcosa che mi manca quello è il mare e la mia famiglia. Nazionale maggiore? E’ un sogno che tutti hanno quello, il mister fa le scelte ed è giusto. Io non ci penso, non devo e non voglio distrarmi. E’ giusto pensare solo a fare bene nel club, poi se ci sarà l’opportunità ne sarò felice”.

E Donati, nel suo club, sta facendo più che bene.

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ultimo aggiornamento: 11-12-2013